L’ embriologo quale professionista del servire la vita, non del servirsi della vita.

2010-11-4

Alcuni quesiti e qualche riflessione

Clicca per Ingrandire


Clicca per Ingrandire


Domande: le anomalie riscontrate negli embrioni biopsiati sono
attribuibili solamente al corredo cromosomico materno? La
stimolazione ormonale per reclutare almeno una dozzina di follicoli
oofori, contenenti ognuno un ovocita e 3 globuli polari, potrebbe
essere già in sé causa di future anomalie?

Il prelevare spermi non ancora maturi mediante puntura epididimale
e poi utilizzarli nella ICSI ( variante della FIVET),
potrebbe  avere almeno due conseguenze : a) poiché è
lo spermatozoo che, una volta penetrata la membrana, consente
all’ovocita completare la seconda divisione meiotica, nel
caso di uno spermatozoo non del tutto maturo e prelevato dal
testicolo( per garantire l’omologa) in caso di
oligoastenospermia, questo seme avrà la stessa capacità
che normalmente ha? B) Cox e coll. ( eseguono Fivet  rendendo
pubblici i risultati) hanno dimostrato che dal punto di ingresso
dello spermatozoo nella cellula uovo, parte un piano virtuale,
assiale ed equatoriale, intorno al quale si organizzeranno le prime
cellule embrionali delle prime divisioni; se il punto di ingresso
non è quello giusto, il piano virtuale sarà asimmetrico e
l’embrione sicuramente anomalo.

E’ opportuno chiedersi quale sia il criterio scientifico con
il quale un tecnico di laboratorio possa  individuare questo
punto di ingresso.

Un’altra osservazione riguarda il brodo di coltura, è
evidente che non può essere mai come il liquido
tubarico.

E’ la coppia formata dalla tuba di Falloppio più liquido
tubarico, la naturale e giusta sede per scambi biochimici ed
umorali materno-embrionali, scambi di tale valenza scientifica
(chimica e psichica) da essere responsabili dell’annidamento,
a qualche giorno, in utero. La coppia provetta-brodo di coltura non
può mai cooperare per l’annidamento.

Il “cross-talk” dimostrato dall’Embriologia dello
sviluppo evidenzia il protagonismo biologico dell’embrione
che invia messaggi alla propria madre fin dal suo primo istante di
vita, sin da quando è “ one-cell-embryo”, embrione
unicellulare. I messaggi inviati giungeranno fino al cervello della
propria madre, che a sua volta, regolerà col meccanismo
bio-feedback l’attività ovarica ed uterina, preparando
l’accoglienza immunitaria e gestazionale.

Ora, va da sé l’osservazione che l’embrione umano,
costretto nel brodo di coltura ed in provetta, continuerà
comunque ad inviare messaggi che non verranno intercettati, questi
si accumuleranno in concentrazioni sempre crescenti : quali
patologie anche a distanza per il piccolo d’uomo costretto a
“navigare” in ambiente saturo di molecole da se stesso
prodotte?

Mi hanno insegnato, in Chimica, che esiste il fenomeno della
inibizione da contatto e della attivazione ed inattivazione da
eccesso di substrato, chi può escludere anomalie imminenti e
future?

Del non attecchimento in utero, può essere responsabile il
“cross-talk” impedito?

Gli effetti della luce e della temperatura che peso hanno?

I Chimici ed i Fisici conoscono molto bene le cinetiche di reazione
regolate da fotoni e temperatura e, poiché nella tuba
c’è sicuramente assenza di luce, in laboratorio è
possibile lavorare al buio?

La cecità scientifica impedisce vedere le anomalie per tecnica
e le morti certe.

Si è pensato allora rivolgere la propria attenzione al
miglioramento della tecnica con l’osservazione dei globuli
polari. 

Ogni ovogone si differenzia in tre globuli polari (non fecondabili)
ed una cellula uovo. Analizzare il globulo polare prossimo
all’ovocita, consente conoscere il corredo cromosomico della
cellula uovo, perché sono geneticamente identici.

La Cgh, ibridazione genomica comparativa, eseguita con tecnica
microarray, viene sperimentata sia sul globulo polare che
sull’embrione prodotto ( perciò detta comparativa), non
esclude l’atteggiamento eugenetico, doveroso, oserei dire
paradossalmente, per chi offre un figlio come prodotto.

E, lo stesso prelievo dei blastomeri, da uno a due per analisi
genetiche, non può” indebolire” 
l’embrione?

I blastomeri hanno punti di contatto, sono connessi in morula ed
esiste una sinergia cooperativa che si esprime nello sviluppo
susseguente.

Strappare un blastomero non può essere paragonabile
all’autonomo distacco per gemellanza , in questo caso è
tutto regolato dai geni.

Rispettare il messaggio genico.

L’embrione non è un cumulo di cellule e di questo gli
embriologi sono consapevoli ed è sufficiente
l’osservazione di una sola cellula per identificarla come
cellula umana.

In Biologia non sono possibili salti di specie e ciò è
dimostrato anche dalla scoperta di molti fossili tenuti nascosti
dai neodarwinisti.

La trasmissione del messaggio intraspecie è contenuta nella
specifica informazione genica , che usa e coordina la materia per
manifestarsi : “ Nella vita è presente un messaggio e,
se questo messaggio è umano, questa è la vita di un
uomo” (J.Lejeune).

Onorare il senso del messaggio umano significa onorare il senso
dell’esistenza di ogni piccolo embrione, solo così si
può servire la vita e non servirsi della vita.

Servire la vita è anche usare una diagnostica speciale
nell’ottica della cura di una patologia, tutto cambia quando
si  utilizza la stessa diagnostica per selezionare,
discriminare e condurre a morte l’ammalato.

Tutto questo è  possibile perché il bambino è
trattato da “medicina” per l’infertilità di
coppia e, il bambino “prodotto”, deve essere
“garantito” proprio come si fa con un
frigorifero.

Cerchiamo pure le anomalie, esse albergano nei nostri modi di
approcciare la difesa del diritto alla vita, solo così,
eradicandole, potremo cooperare al bene ed essere costruttori della
vera civiltà dell’ AMORE.

In Microbiologia i terreni culturali per la crescita ed
identificazione di agenti patogeni sono sempre più selettivi.
Le case produttrici di tali terreni ben comprendono la
differenza  che c’è tra una crescita in vivo ed una
in vitro e cercano, quanto più possibile, avvicinarsi alle
condizioni in vivo per poter garantire al meglio il risultato di un
esame batteriologico.

Miei cari colleghi, pensate forse che tenere in piastra bambini
come fossero Escherichia Coli, qualifichi la nostra
professione?

Luce, temperatura, pH, equilibri acido/base, concentrazioni di
prodotti di reazione, passaggi di sostanze attraverso la membrana
dell’embrione, cinetiche di reazione, sono solo un piccolo
elenco di alcuni parametri da tener presenti nella
fecondazione.

L’impianto, poi, definito da Bischop “paradosso”
di Biologia molecolare, è portatore di una tale
complessità da non poter escludere tutte le condizioni che lo
precedono.

L’essere orientati al maggior successo della tecnica della
produzione umana, fa scomparire la dimensione anche prettamente
biologica proprio in chi ha conoscenze sufficienti per assaporarne
il valore e la bellezza.

Se ti amo, non ti produco!

Chi più di un Embriologo può immaginare la cascata
reattiva che avviene nella fecondazione, ammirare il significato
del codice genetico quale scrigno contenitore di un messaggio che
fa di ogni uomo un soggetto unico ed irripetibile?

 Chi più di un Embriologo può comprendere e
rispettare quel linguaggio ( dei geni e tra i geni), capace di
regolare e coordinare autonomamente lo sviluppo corporeo?

Chi più di un Embriologo può comprendere, in termini di
DNA, quel principio vitale capace di conferire all’embrione
l’appartenenza alla specie umana fin da subito e con una
identità maschile o femminile?

 Chi, dunque, se non gli Embriologi,  custodi
dell’embrione umano?

Senza maschere : l’eugenetica è insita nella procedura
della produzione umana, così come lo sono le morti certe,
nessuna coppia può “commissionare” un figlio
malato e nessun operatore può sottrarsi dal “
certificare una garanzia”.

Anche se in natura si verificano aborti spontanei, non si può
cadere nell’errore di considerare tali le morti per
fecondazione extracorporea.

Il fatto che in Aula Parlamentare sia difficile il dialogo, non
toglie il dovere di dichiarare la propria opposizione alla
produzione umana, proprio per motivazioni laiche e razionali,
presentando almeno una proposta di divieto.

Questa stessa, anche rifiutata, avrebbe avuto risonanza
nell’ambito pedagogico, culturale e sociale.

Tuttavia, quando ci inoltriamo in queste riflessioni, sarebbe
opportuno smettere di sentirsi sempre in Parlamento, invocando una
distorta comprensione del numero 73 dell’Evangelium Vitae,
che tra l’altro riguarda il comportamento in caso di una
legge che già preesista. La Legge 40 non segue nessuna legge
già emanata. E’ doveroso ed urgente, invece, aiutare le
coppie e gli operatori sanitari a non cadere vittime di una tecnica
disumana e  non ad essere fruitori di una tecnica perfezionata
, che rimane disumana.

Invitiamo, piuttosto, al rispetto della Lege Morale Naturale,
invitiamo a disertare la iniqua Legge 40 che, debole nella sua
impalcatura compromissoria, non regge nella difesa della vita,
perché è stato regolamentato un abominio, quello della
produzione del mio simile, facendolo passare per diritto.

La Legge 40 è responsabile della formazione di una errata
mentalità: che sia stato possibile  tutelare
l’embrione con una normativa di produzione e che sia finito
il “far west”, che invece non è mai finito.

Smettiamola di circoscrivere al confessionale
l’illiceità , con la conseguenza del peccato, della
procedura fecondazione extracorporea.

L’aiutare ad individuare il Male è rivolto ai credenti
ed ai non credenti.

In un anno di applicazione della Legge 40 si registrano 7800
nascite a fronte di 84000 embrioni prodotti e, come sempre, si
festeggiano le nascite ma non si piangono le morti, morti
taciute.

Cecità giornalistica!

Concludo questi miei dolorosi momenti di riflessione con la
seguente osservazione:

se anche si dovesse produrre un solo embrione e per di più
sicuramente sano, se questo singolo embrione dovesse attecchire e
riuscire ad essere “bambino in braccio” bello e sano,
rimane scoperto il punto fondamentale della riflessione che risiede
nella parola RISPETTO.

Questo singolo soggetto appartenente alla nostra stessa specie,
rimane comunque offeso nella sua DIGNITA’ che
incommensurabilmente è fondamento inalienabile del diritto
alla vita. A nessuno deve essere consentito uccidere la
dignità che si riceve in quanto DONO.

A noi la custodia della dignità dei nostri simili, figli e
fratelli nostri.

Risimbolizzare la chiamata all’esistenza passa per una serie
di divisioni sempre più raffinate ma pur sempre divisioni:
divisione dall’atto di amore parentale fatto anche di
sessualità, divisione dalla naturale sede anatomica che
risulta l’unica idonea proprio per esigenze scientifiche,
divisione dalla riflessione etica come scienza del limite,
divisione dal non affrontare giustamente
l’infertilità/sterilità studiandone le cause a
monte, divisione dall’orizzonte di senso di una antropologia
umana, divisione dall’ottica del bene comune.

In questo clima dia-bolico passo, poi, a dividere il follicolo
dall’ovaio, gli spermatozoi dalla relazione sessuale,
l’embrione dalla madre, i blastomeri dalla morula,
l’embrione malato da quello sano.

La Speranza è solo in Chi potrà operare una
ricapitolazione, una ricostruzione fra tutti questi cocci di vita,
frantumati dalla tentazione di produrre  bambini come tanti
vitellini d’oro: il Nobel al “più
bravo”!

La Speranza è nella VERITA’: un NO chiaro alla
produzione umana, senza se e senza ma, col SI-SI e col NO-NO e
senza compromessi.

Solo così possiamo cantare, tutti insieme, la VITA.



 Oggi, quel sicomòro, è proprio per me!

     

Ecco, eredità del
Signore sono i figli,


è sua ricompensa il frutto
del grembo.
” (Salmo
126,3
)

28 ottobre
2010                                                                          




Adelaide Grimaldi

Biologa







Circa l'autore