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Autore: Comitato Verita e Vita

Contro la Vita, la Salute e la Verità

Questo è un periodo in cui, nelle questioni “eticamente sensibili”, i difensori della vita si trovano a manifestare la loro opposizione in battaglie su molti fronti: dalla RU486 somministrata a gravidanza avanzata e senza obbligo di ricovero in ospedale, allo scandalo di un amministratore della Lombardia che esulta perché, dopo che qualche donna sconosciuta ha venduto i suoi ovuli e dopo che molti embrioni prodotti in provetta sono morti, sono nati due gemelli da fecondazione eterologa, alle difese puntuali degli obiettori di coscienza, fino al provvedimento di oggi. Sono battaglie da fare, ma tornando alla radice: la necessità di difendere ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, nessuna esclusa!

La legge 194 e la legge 40, permettendo l’uccisione degli embrioni e dei bambini non ancora nati, negano loro ogni dignità e li cancellano dalla realtà; la legge 219 del 2017 fa lo stesso per i malati gravi, suggerendone l’eliminazione.

Combattere contro le leggi ingiuste significa ribadire la realtà naturale e riaffermare per intero la verità sull’uomo

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Una Lettera a lungo attesa

Il 22 settembre scorso la Congregazione per la dottrina della Fede ha pubblicato la lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Il Comitato Verità e Vita esprime il proprio compiacimento e la propria gratitudine per un documento che si segnala per la chiarezza e la completezza nel riaffermare come «insegnamento definitivo» l’illiceità dell’eutanasia e del suicidio assistito, sollecitando, nel contempo, tutti gli uomini di buona volontà a un’azione decisa verso l’accompagnamento competente e la cura di ogni vita umana che sperimenti la malattia, il dolore e la morte.

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Evangelium vitae 25 anni dopo

Il 25 marzo 1995, san Giovanni Paolo II firmava l’enciclica Evangelium vitae, frutto di un articolato processo di elaborazione, che aveva attivamente coinvolto l’episcopato di tutto il mondo: infatti, nella Pentecoste del 1991, il Papa aveva scritto una lettera personale a ogni vescovo del mondo, al fine di avere la sua collaborazione nella redazione di uno specifico documento, auspicato dai cardinali nel Concistoro straordinario svoltosi a Roma dal 4 al 7 aprile 1991, dedicato al “problema delle minacce alla vita umana nel nostro tempo”: tale documento magisteriale avrebbe dovuto “riaffermare con l’autorità del Successore di Pietro il valore della vita umana e la sua inviolabilità, in riferimento alle attuali circostanze ed agli attentati che oggi la minacciano” (EV, 5).

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L’evidenza dell’umano

Prima di iniziare questo mio intervento, vorrei brevemente raccontarvi perché da più di vent’anni mi prendo cura delle persone in SV. Sono un geriatra mi sono sempre occupato della cura degli anziani. Ho incontrato per la prima volta questa condizione nel 1996. Allora di cosa fosse lo SV sapevo  davvero poco. Nonostante ciò, quando è stata chiesta la mia disponibilità ad assumere la responsabilità di un reparto ad essa dedicato ho detto subito di si. L’ho fatto perché ero rimasto profondamente colpito da questo strano e per certi versi ancora misterioso modo di continuare a vivere, colpito dalla sua povertà esistenziale e dalla radicalità delle domande, di cura, ma non solo, che pone.

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