L’ embriologo quale professionista del servire la vita, non del servirsi della vita.

L’ embriologo quale professionista del servire la vita, non del servirsi della vita.

Alcuni quesiti e qualche riflessione
Domande: le anomalie riscontrate negli embrioni biopsiati sono attribuibili solamente al corredo cromosomico materno? La stimolazione ormonale per reclutare almeno una dozzina di follicoli oofori, contenenti ognuno un ovocita e 3 globuli polari, potrebbe essere già in sé causa di future anomalie?
Il prelevare spermi non ancora maturi mediante puntura epididimale e poi utilizzarli nella ICSI ( variante della FIVET), potrebbe avere almeno due conseguenze :

a) poiché è lo spermatozoo che, una volta penetrata la membrana, consente all’ovocita completare la seconda divisione meiotica, nel caso di uno spermatozoo non del tutto maturo e prelevato dal testicolo( per garantire l’omologa) in caso di oligoastenospermia, questo seme avrà la stessa capacità che normalmente ha?

B) Cox e coll. ( eseguono Fivet rendendo pubblici i risultati) hanno dimostrato che dal punto di ingresso dello spermatozoo nella cellula uovo, parte un piano virtuale, assiale ed equatoriale, intorno al quale si organizzeranno le prime cellule embrionali delle prime divisioni; se il punto di ingresso non è quello giusto, il piano virtuale sarà asimmetrico e l’embrione sicuramente anomalo.
E’ opportuno chiedersi quale sia il criterio scientifico con il quale un tecnico di laboratorio possa individuare questo punto di ingresso.
Un’altra osservazione riguarda il brodo di coltura, è evidente che non può essere mai come il liquido tubarico.
E’ la coppia formata dalla tuba di Falloppio più liquido tubarico, la naturale e giusta sede per scambi biochimici ed umorali materno-embrionali, scambi di tale valenza scientifica (chimica e psichica) da essere responsabili dell’annidamento, a qualche giorno, in utero. La coppia provetta-brodo di coltura non può mai cooperare per l’annidamento.
Il “cross-talk” dimostrato dall’Embriologia dello sviluppo evidenzia il protagonismo biologico dell’embrione che invia messaggi alla propria madre fin dal suo primo istante di vita, sin da quando è “ one-cell-embryo”, embrione unicellulare. I messaggi inviati giungeranno fino al cervello della propria madre, che a sua volta, regolerà col meccanismo bio-feedback l’attività ovarica ed uterina, preparando l’accoglienza immunitaria e gestazionale.
Ora, va da sé l’osservazione che l’embrione umano, costretto nel brodo di coltura ed in provetta, continuerà comunque ad inviare messaggi che non verranno intercettati, questi si accumuleranno in concentrazioni sempre crescenti : quali patologie anche a distanza per il piccolo d’uomo costretto a “navigare” in ambiente saturo di molecole da se stesso prodotte?
Mi hanno insegnato, in Chimica, che esiste il fenomeno della inibizione da contatto e della attivazione ed inattivazione da eccesso di substrato, chi può escludere anomalie imminenti e future?
Del non attecchimento in utero, può essere responsabile il “cross-talk” impedito?
Gli effetti della luce e della temperatura che peso hanno?
I Chimici ed i Fisici conoscono molto bene le cinetiche di reazione regolate da fotoni e temperatura e, poiché nella tuba c’è sicuramente assenza di luce, in laboratorio è possibile lavorare al buio?
La cecità scientifica impedisce vedere le anomalie per tecnica e le morti certe.
Si è pensato allora rivolgere la propria attenzione al miglioramento della tecnica con l’osservazione dei globuli polari.
Ogni ovogone si differenzia in tre globuli polari (non fecondabili) ed una cellula uovo. Analizzare il globulo polare prossimo all’ovocita, consente conoscere il corredo cromosomico della cellula uovo, perché sono geneticamente identici.
La Cgh, ibridazione genomica comparativa, eseguita con tecnica microarray, viene sperimentata sia sul globulo polare che sull’embrione prodotto ( perciò detta comparativa), non esclude l’atteggiamento eugenetico, doveroso, oserei dire paradossalmente, per chi offre un figlio come prodotto.
E, lo stesso prelievo dei blastomeri, da uno a due per analisi genetiche, non può” indebolire” l’embrione?
I blastomeri hanno punti di contatto, sono connessi in morula ed esiste una sinergia cooperativa che si esprime nello sviluppo susseguente.
Strappare un blastomero non può essere paragonabile all’autonomo distacco per gemellanza , in questo caso è tutto regolato dai geni.
Rispettare il messaggio genico.
L’embrione non è un cumulo di cellule e di questo gli embriologi sono consapevoli ed è sufficiente l’osservazione di una sola cellula per identificarla come cellula umana.
In Biologia non sono possibili salti di specie e ciò è dimostrato anche dalla scoperta di molti fossili tenuti nascosti dai neodarwinisti.
La trasmissione del messaggio intraspecie è contenuta nella specifica informazione genica , che usa e coordina la materia per manifestarsi : “ Nella vita è presente un messaggio e, se questo messaggio è umano, questa è la vita di un uomo” (J.Lejeune).
Onorare il senso del messaggio umano significa onorare il senso dell’esistenza di ogni piccolo embrione, solo così si può servire la vita e non servirsi della vita.
Servire la vita è anche usare una diagnostica speciale nell’ottica della cura di una patologia, tutto cambia quando si utilizza la stessa diagnostica per selezionare, discriminare e condurre a morte l’ammalato.
Tutto questo è possibile perché il bambino è trattato da “medicina” per l’infertilità di coppia e, il bambino “prodotto”, deve essere “garantito” proprio come si fa con un frigorifero.
Cerchiamo pure le anomalie, esse albergano nei nostri modi di approcciare la difesa del diritto alla vita, solo così, eradicandole, potremo cooperare al bene ed essere costruttori della vera civiltà dell’ AMORE.
In Microbiologia i terreni culturali per la crescita ed identificazione di agenti patogeni sono sempre più selettivi. Le case produttrici di tali terreni ben comprendono la differenza che c’è tra una crescita in vivo ed una in vitro e cercano, quanto più possibile, avvicinarsi alle condizioni in vivo per poter garantire al meglio il risultato di un esame batteriologico.
Miei cari colleghi, pensate forse che tenere in piastra bambini come fossero Escherichia Coli, qualifichi la nostra professione?
Luce, temperatura, pH, equilibri acido/base, concentrazioni di prodotti di reazione, passaggi di sostanze attraverso la membrana dell’embrione, cinetiche di reazione, sono solo un piccolo elenco di alcuni parametri da tener presenti nella fecondazione.
L’impianto, poi, definito da Bischop “paradosso” di Biologia molecolare, è portatore di una tale complessità da non poter escludere tutte le condizioni che lo precedono.
L’essere orientati al maggior successo della tecnica della produzione umana, fa scomparire la dimensione anche prettamente biologica proprio in chi ha conoscenze sufficienti per assaporarne il valore e la bellezza.
Se ti amo, non ti produco!
Chi più di un Embriologo può immaginare la cascata reattiva che avviene nella fecondazione, ammirare il significato del codice genetico quale scrigno contenitore di un messaggio che fa di ogni uomo un soggetto unico ed irripetibile?
Chi più di un Embriologo può comprendere e rispettare quel linguaggio ( dei geni e tra i geni), capace di regolare e coordinare autonomamente lo sviluppo corporeo?
Chi più di un Embriologo può comprendere, in termini di DNA, quel principio vitale capace di conferire all’embrione l’appartenenza alla specie umana fin da subito e con una identità maschile o femminile?
Chi, dunque, se non gli Embriologi, custodi dell’embrione umano?
Senza maschere : l’eugenetica è insita nella procedura della produzione umana, così come lo sono le morti certe, nessuna coppia può “commissionare” un figlio malato e nessun operatore può sottrarsi dal “ certificare una garanzia”.
Anche se in natura si verificano aborti spontanei, non si può cadere nell’errore di considerare tali le morti per fecondazione extracorporea.
Il fatto che in Aula Parlamentare sia difficile il dialogo, non toglie il dovere di dichiarare la propria opposizione alla produzione umana, proprio per motivazioni laiche e razionali, presentando almeno una proposta di divieto.
Questa stessa, anche rifiutata, avrebbe avuto risonanza nell’ambito pedagogico, culturale e sociale.
Tuttavia, quando ci inoltriamo in queste riflessioni, sarebbe opportuno smettere di sentirsi sempre in Parlamento, invocando una distorta comprensione del numero 73 dell’Evangelium Vitae, che tra l’altro riguarda il comportamento in caso di una legge che già preesista.

La Legge 40 non segue nessuna legge già emanata. E’ doveroso ed urgente, invece, aiutare le coppie e gli operatori sanitari a non cadere vittime di una tecnica disumana e non ad essere fruitori di una tecnica perfezionata , che rimane disumana.
Invitiamo, piuttosto, al rispetto della Lege Morale Naturale, invitiamo a disertare la iniqua Legge 40 che, debole nella sua impalcatura compromissoria, non regge nella difesa della vita, perché è stato regolamentato un abominio, quello della produzione del mio simile, facendolo passare per diritto.
La Legge 40 è responsabile della formazione di una errata mentalità: che sia stato possibile tutelare l’embrione con una normativa di produzione e che sia finito il “far west”, che invece non è mai finito.
Smettiamola di circoscrivere al confessionale l’illiceità , con la conseguenza del peccato, della procedura fecondazione extracorporea.
L’aiutare ad individuare il Male è rivolto ai credenti ed ai non credenti.
In un anno di applicazione della Legge 40 si registrano 7800 nascite a fronte di 84000 embrioni prodotti e, come sempre, si festeggiano le nascite ma non si piangono le morti, morti taciute.
Cecità giornalistica!
Concludo questi miei dolorosi momenti di riflessione con la seguente osservazione:
se anche si dovesse produrre un solo embrione e per di più sicuramente sano, se questo singolo embrione dovesse attecchire e riuscire ad essere “bambino in braccio” bello e sano, rimane scoperto il punto fondamentale della riflessione che risiede nella parola RISPETTO.
Questo singolo soggetto appartenente alla nostra stessa specie, rimane comunque offeso nella sua DIGNITA’ che incommensurabilmente è fondamento inalienabile del diritto alla vita. A nessuno deve essere consentito uccidere la dignità che si riceve in quanto DONO.
A noi la custodia della dignità dei nostri simili, figli e fratelli nostri.
Risimbolizzare la chiamata all’esistenza passa per una serie di divisioni sempre più raffinate ma pur sempre divisioni: divisione dall’atto di amore parentale fatto anche di sessualità, divisione dalla naturale sede anatomica che risulta l’unica idonea proprio per esigenze scientifiche, divisione dalla riflessione etica come scienza del limite, divisione dal non affrontare giustamente l’infertilità/sterilità studiandone le cause a monte, divisione dall’orizzonte di senso di una antropologia umana, divisione dall’ottica del bene comune.
In questo clima dia-bolico passo, poi, a dividere il follicolo dall’ovaio, gli spermatozoi dalla relazione sessuale, l’embrione dalla madre, i blastomeri dalla morula, l’embrione malato da quello sano.
La Speranza è solo in Chi potrà operare una ricapitolazione, una ricostruzione fra tutti questi cocci di vita, frantumati dalla tentazione di produrre bambini come tanti vitellini d’oro: il Nobel al “più bravo”!
La Speranza è nella VERITA’: un NO chiaro alla produzione umana, senza se e senza ma, col SI-SI e col NO-NO e senza compromessi.
Solo così possiamo cantare, tutti insieme, la VITA.

Oggi, quel sicomòro, è proprio per me!

“Ecco, eredità del Signore sono i figli,
è sua ricompensa il frutto del grembo.” (Salmo 126,3)

28 ottobre 2010

Adelaide Grimaldi
Biologa

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