I risultati della legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita

Sono morti

L’articolo della signora Marina Corradi apparso su “Avvenire” il 23 settembre scorso mi dà lo spunto a scrivere quanto segue.

I toni trionfalistici della giornalista, che mi ha sempre positivamente colpito per la chiarezza delle espressioni, questa volta mi addolorano e mi sconcertano.

Pur di cantare vittoria sul “SI” si è perso completamente di vista il motivo di fondo di tutta la questione che è: produrre esseri umani!

Mi sarei aspettata che dopo il periodo referendario qualcuno avesse lavorato per la verità tutta intera su questa disumana tecnica che vede nella sostituzione della dimensione personale la risposta falsamente terapeutica alla infertilità/sterilità.

Forse qualche richiamo “confessionale” si affaccia, raramente, all’orizzonte giornalistico in alcune interviste rilasciate vagamente qua e là, ma nulla di più! Il desiderio di aver ragione a tutti i costi giustifica il figlio a tutti i costi, e che costi!

I primi costi sono proprio per i nati da Fiv (vedi articolo di Carlo Bellieni su Tempi n°36 del 21/09/2006).

L’autore dell’articolo, nonché illustre neonatologo, citando la rivista Pediatrics di agosto 2006 riporta: “i bambini nati da fecondazione in vitro hanno un rischio di paralisi cerebrale maggiore degli altri, per la prematurità che è più frequente nei nati da Fiv. Questo effetto infatti si ha nei gemelli, ma anche nei singoli”.

Questa, però, è solo una delle patologie che si presentano più frequentemente, varie sindromi e neoplasie completano un elenco già molto fornito (per non parlare delle patologie provocate alle mamme dalla iperstimolazione ovarica !).

Ma torniamo all’articolo del 23 settembre e facciamo insieme un po’ di calcoli.

Se i dati, così come riportati dal ministro Livia Turco, menzionati dalla Corradi parlano di 3.705 nati ad un anno dall’applicazione della legge, calcolando il 25% (già abbondando!) di cicli con bimbo in braccio e producendo 3 embrioni per ciclo (come permette la legge 40) i concepiti in provetta risultano essere 44.460. Altro che male minore, è un risultato che è comunque un male, perché è morte certa per i bambini prodotti ed è “strage degli innocenti” come la definisce il celebre genetista prof. Angelo Serra.

Tuttavia dobbiamo essere contenti, perché non c’è bisogno di espatriare! Possiamo stare calmi, perché anche in Italia possiamo contare, ben coperti dalla calda coltre compromissoria, sul beneficio della legge 40.

Ed intanto il male si incardina sempre più e subdolamente!Basti dire che “non si tratta di legge cattolica” e tutto ritorna a posto, è questa una locuzione mediante la quale ci si auto assolve.

No, proprio non ci siamo!La legge 40 non è una legge ragionevole, non è una legge umana, e non lo è per tutto ciò che permette.

C’è un diritto che è alla base di quello alla vita, perché ne è il fondamento, ed è il diritto al naturale concepimento. È connaturale alla dimensione biologica, ontologica ed antropologica essere generati da rapporto sessuale. Una legge a misura d’uomo può solo promuovere e porre le condizioni in cui il diritto naturale venga rispettato e non leso.

Nell’inserto, “E’ vita” di Avvenire, compare di tutto e il contrario di tutto. L’ultima prova è di giovedì 26 ottobre.Si dà voce al genetista Licinio Contu che menziona la selezione dei gameti e non degli embrioni per evitare talune patologie come la talassemia.

Eugenetica no, per carità, ci rimanderebbe ad Hitler, ma… produzione raffinata, regolamentata e ben presentata sì, sgombra semmai da inutili osservazioni.

Quisquilie un divieto alla produzione, o una proposta di divieto, sarebbe da politicamente scorretto, sarebbe da persone chiuse al dialogo, da veri retrogradi o tutt’al più da confessionale, ma di quello col prete preconciliare.Avvenire è stato voluto da Paolo VI che ha regalato al mondo l’Humanae Vitae, ed un papa ha un grande potere conferitogli da Dio, quello di legare e sciogliere sulla terra e nei cieli.

Una ragione che tende alla libertà deve per sua natura fondarsi sulla verità.Il servizio alla vita o è a 360° o rischia essere servizio alla morte.

Per difendere il concepito urge difendere il concepimento che, se avviene al di fuori del corpo materno, produce solo morte certa.

Ci troviamo di fronte ad una catastrofe biologica e non solo, che assume contorni sempre più sfumati, perché permessa da una legge difesa sempre e ovunque.

Quale misura è stata adottata per “limitare i danni” e diminuire “gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica?” come recita la parte finale del n°73 dell’Evangelium Vitae? Possiamo cercare di riflettere sulle vere intenzioni del legislatore, conoscere l’iter legislativo passo dopo passo, documento dopo documento, paletto dopo paletto?

Ma processiamo i fatti, le morti consentite dall’applicazione della legge 40 sono evidenti e di fronte all’evidenza non si può continuare a mentire, a meno che non si decida far valere la riflessione personalistica solo per i sopravvissuti.

Non rimane che considerare che disgiungere la componente unitiva da quella procreativa, la dimensione personale da quella sessuale uccide l’amore umano e non solo.Auspico un cambiamento di rotta perché non è certo da giornali come l’Unità o Il Manifesto che posso aspettarmi una vera informazione, in quanto io continuo a ritenere, nonostante tutto, Avvenire, Il giornale e non un giornale.

Adelaide Grimaldi
Biologa

Comitato Verità e Vita

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