Dal Blog: Un’Agenda bioetica o le solite bufale?

2010-08-16

Pubblichiamo un commento all’articolo pubblicato nel blog

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Pubblichiamo una risposta del dott.
Algranati, a seguito di una serie di post sul blog NOTIZIE PRO
LIFE

http://veritaevita.blogspot.com/2010/08/unagenda-bioetica-o-le-solite-bufale.html






Egr. Dr. …….,

Sono un medico e, anche se non metto in dubbio la Sua buona fede,
mi trovo completamente d’accordo con quanto asserisce il
dott. Rocchi.

Con l’occasione desidero sottoporre alla Sua attenzione
alcuni aspetti “medici” della legge 194/78 che mi
sembrano particolarmente importanti:

1)    La
legge 194 (come le altre leggi permissive in materia
d’aborto  del mondo occidentale) non è stata
richiesta dai medici, né in particolare dai ginecologi, ma
è stata voluta esclusivamente dai politici. La ragione
è che, già negli anni ’70, erano quasi
completamente scomparse le indicazioni all’aborto terapeutico
(inteso come mezzo assolutamente indispensabile per salvare la vita
della madre o per evitare danni gravissimi alla sua salute) grazie
allo straordinario sviluppo della medicina avvenuto a partire dagli
anni ’50. Anche la mortalità per aborto clandestino
era molto rara ( circa 30 decessi all’anno, lo 0,2% della
mortalità femminile in età feconda). Per quei 
casi  rarissimi in cui, per ragioni mediche, l’aborto
terapeutico era assolutamente indispensabile, questo era legalmente
possibile anche prima della legge 194 ricorrendo all’articolo
54 del codice penale (stato di necessità). Negli anni
’70, quindi, i medici italiani non chiedevano un allargamento
delle indicazioni dell’aborto legale  ma nuove leggi che
permettessero i trapianti d’organo. Queste sì erano
necessarie per salvare delle vite umane, non la legge 194.



2)    La
legge 194, mai richiesta dai medici, è stata invece
tenacemente voluta dai soli politici esclusivamente per motivi
ideologici. Le ideologie che promuovono le leggi abortiste,
entrambe di origine anglosassone, sono:  

      a) l’ideologia femminista
radicale che vede nella scelta della donna (choice) fra proseguire
o abortire un suo diritto irrinunciabile per la parificazione della
donna rispetto all’uomo e alla società.

      b) L’ideologia antinatalista
neomaltusiana  che ispira la potentissima IPPF ( International
Planned Parenthood Federation) che, ha partire dal 1969, promuove
in tutto il mondo leggi permissive in materia di aborto con lo
scopo di abbattere, anche con questo mezzo, la crescita della
popolazione mondiale. Fin dall’inizio degli anni ’70
questa politica è fortemente sostenuta  e finanziata
dai Presidenti Democratici degli USA, da numerose fondazioni
nord-americane ed è stata sponsorizzata dall’ ONU
tramite l’UNFPA (United Nations Fund for  Population
Activities), e  dall’Unione Europea.



3)    Per
promuovere la legge 194, negli anni ’70, i politici (Pannella
in testa) hanno ipocritamente assunto il ruolo di difensori e
promotori della salute delle donne. Secondo loro era indispensabile
approvare una legge permissiva in materia di aborto legale
perché ogni anno in Italia morivano per aborto clandestino
20000-25000 donne. Queste cifre sono state divulgate da giornali
come il Corriere della Sera e La Stampa e sono state riportate
anche in tre disegni di legge depositati in Parlamento nel 1972. Se
queste affermazioni fossero state vere  la Soc. Italiana di
Ostetricia e Ginecologia e anche la Magistratura se ne sarebbero
accorte ben prima dei politici.  Cifre assurde, allora mai
ufficialmente smentite  né dalla Società di
Ostetricia e Ginecologia né dai competenti organi della
Magistratura. Queste menzogne inaudite hanno però
contribuito potentemente all’approvazione della legge
194.



4)    La
sentenza della Corte Costituzionale n° 27 del 12/ 2/ 1975
afferma la liceità costituzionale del solo aborto
terapeutico diretto a proteggere non solo la vita, ma anche la
salute della madre. La sentenza però precisa:
“…… ritiene anche la Corte che sia obbligo del
legislatore predisporre le cautele necessarie per impedire che
l’aborto venga procurato senza seri accertamenti sulla
realtà e gravità del danno o pericolo che potrebbe
derivare alla madre dal proseguire della
gestazione……. “.  Perciò non sono
costituzionalmente ammissibili né l’aborto a 
semplice richiesta  della donna nei primi 90 giorni di
gravidanza, né l’aborto eugenetico. Come ha fatto
allora il legislatore a legalizzare “di fatto”
l’aborto a richiesta e l’aborto eugenetico? Ha
regolamentato per legge il solo aborto terapeutico, stabilendo
però che nei primi 90
giorni di gravidanza è la sola donna che, a suo
insindacabile giudizio, valuta se l’aborto è
necessario per la sua salute fisica o psichica e decide di
richiederlo al Sevizio Sanitario, che è obbligato ad
eseguirlo
. Nel caso di “rilevanti anomalie o
malformazioni” l’aborto è legale fino alla
24a  settimana di gravidanza perché mettere al mondo un
figlio malato o con una malformazione rappresenta un
“pericolo” per la salute, anche solo psichica, della
madre persino quando la malformazione o la malattia potrebbero
essere corrette o guarite prima o dopo la nascita.



Conclusione: In trent’anni
sono stati eseguiti in Italia  cinque milioni di aborti, 
tutti  “formalmente terapeutici”, per 
salvaguardare la salute fisica e psichica della madre, in
un’epoca in cui il progresso della medicina ha quasi del
tutto azzerato la necessità del vero aborto
terapeutico
e permette di tutelare la salute delle donne e
dei nascituri in modo ben diverso . Al contrario i politici, con la
legge 194/78 e con la collaborazione dei medici non obbiettori,
sono riusciti ad uccidere un numero di vite umane superiore a
quello che, nello stesso periodo di tempo, ha ucciso il cancro. Non
pensa, dr. Privitera, che questo sia un fatto umanamente e
scientificamente inaccettabile, e che in questo campo la medicina
sia diventata serva dell’ideologia?



Cordiali saluti

Dr. Roberto Algranati 




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