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Cosa cambia con l’approvazione degli emendamenti al Progetto di Legge Calabrò?

2010-03-4

Mani legate ai medici, con il consenso preventivo scritto ad
ogni trattamento sanitario; riconoscimento del potere dei tutori e
dei genitori di decidere sulla vita e la morte degli interdetti e
dei figli minori; estensione del concetto di accanimento

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1. Che cosa è cambiato

L’esame del progetto di legge
Calabrò, iniziato in Commissione alla Camera dei Deputati
fin dal mese di luglio 2009, ha subito una brusca accelerazione
negli ultimi giorni, con l’approvazione di due emendamenti
proposti dal relatore on. Di Virgilio.

Quello che ha avuto maggiore eco riguarda la
modifica della norma dell’art. 3 del progetto
sull’alimentazione e l’idratazione.

Ecco il testo approvato dalla Commissione (in
corsivo le modifiche introdotte alla Camera):

Anche nel rispetto della Convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,
fatta a New York il 13/12/2006, alimentazione ed idratazione, nelle
diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al
paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad
eccezione del caso in cui le medesime risultino non più
efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari
alle funzioni fisiologiche del corpo
. Esse non possono formare
oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.

Le differenze dal testo originario sono due.

Il progetto Calabrò definiva nutrizione e
idratazione “forme di sostegno vitale,
fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla
fine della vita”, e negava, quindi, la loro natura di
terapia; di conseguenza il testamento biologico non poteva
rifiutarle e, ovviamente, i medici non potevano sospenderle. Il
legislatore sconfessava quindi la linea seguita dai giudici del
caso Englaro, che, per autorizzare il distacco del sondino
nasogastrico, lo avevano ritenuto “trattamento
sanitario”: come si vede, quindi, era una affermazione
forte, che puntava al nucleo di quella dolorosa vicenda.

Il nuovo testo cancella ogni definizione;
stabilisce un obbligo: di mantenere alimentazione e
idratazione fino al termine della vita. Un obbligo, però,
che resta privo del fondamento logico: che cioè cibo e acqua
non sono terapia, ma sostegno vitale.

La seconda decisiva differenza è
l’eccezione all’obbligo: alimentazione e
idratazione non devono essere mantenute nel caso in cui non
risultino più efficaci nel fornire i fattori nutrizionali
alle funzioni fisiologiche del corpo.

A prima vista si tratta di un riferimento ad una
situazione medica ben conosciuta che riguarda i pazienti
terminali, vale a dire coloro la cui morte è
considerata imminente e inevitabile in conseguenza di una
patologica inguaribile
. Talvolta il corpo di quei pazienti non
assimila più alimentazione e/o idratazione, le rifiuta, ne
soffre: continuare ad erogarle significa, in questi casi, provocare
una sofferenza inutile ad un morente; per accompagnare il paziente
ad una morte serena, meglio, quindi, sospenderle, e procedere a
cure palliative.

2. Non è una modifica
innocua
.

L’emendamento, infatti, stabilisce una
regola generale che non riguarda soltanto i pazienti
terminali
, ma tutti coloro che beneficiano di alimentazione
e idratazione artificiale
. Diventa così molto più
difficile – e discutibile – stabilire, caso per caso,
quando esse “risultino non più efficaci nel fornire i
fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche del
corpo”: i concetti di “efficacia”, di
“necessità”, di “funzioni fisiologiche del
corpo” saranno oggetto di interpretazioni diverse, magari
anche frutto di una visione ideologica.

In poche parole: Beppino Englaro e i medici che
hanno operato su Eluana Englaro concordavano tutti nel ritenere che
il sondino nasogastrico fosse “efficace nel fornire i fattori
nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche” della
giovane donna? Se si ritiene la vita di un soggetto non degna di
essere vissuta
, quella di continuare a vivere non viene
più considerata una “funzione fisiologica” e i
fattori nutrizionali non vengono più ritenuti
“necessari”…

Compare di nuovo la pretesa di sospendere
alimentazione e idratazione a tutti i soggetti in stato di
incoscienza o comunque in una condizione diversa da quella
terminale.



3. Chi deciderà di
sospendere alimentazione e idratazione?

Si risponde: ovviamente i medici.

Non è del tutto vero: saranno sì i
medici, ma ai rappresentanti legali degli incapaci ora viene
fornito lo strumento per pretendere per via giudiziaria la
sospensione di alimentazione e idratazione, qualificandole come
“accanimento terapeutico”.

Ecco il via libera a controversie civili –
analoghe a quella promossa da Beppino Englaro – nelle
quali si chiederà al Giudice (!) di valutare
l’efficacia e la necessità di alimentazione e
idratazione artificiale alla luce della condizione in cui si trova
l’incapace.

E così, in un esplicito tentativo di
compromesso, la Commissione ha fatto cadere l’unico
“paletto” su cui il mondo cattolico e parte dei
prolife avevano insistito: disposti a chiudere entrambi gli
occhi sul contenuto eutanasico di alcune norme del progetto
Calabrò – che il Manifesto Appello del Comitato
Verità e Vita ha cercato di evidenziare – si puntava
tutto su un’affermazione di alto significato simbolico:
di sospensione di alimentazione e idratazione artificiale
non si deve parlare mai!

Ecco: ora se ne può parlare; ora
si potranno promuovere cause civili, nelle quali si reciterà
un finto contraddittorio (con il medico che dirà:
“io non lo posso fare, ma se il Giudice me lo ordina
…”: non lo abbiamo già visto per la
fecondazione artificiale? E tutti abbiamo visto come Eluana Englaro
sia stata difesa in sede giurisdizionale).

Adesso i medici ispirati potranno
sospendere la nutrizione e idratazione anche a soggetti non
terminali: possiamo prevedere l’esito di eventuali denunce
penali?

Pare un grottesco ripetersi della vicenda della
legge 40: soltanto che in questo caso, i paletti stanno già
cadendo prima dell’approvazione finale della legge.



4. Anche l’altro emendamento
fatto approvare dall’on. Di Virgilio fa intravedere degli
esiti ancora più nefasti della legge che il Parlamento sta
approvando.

La modifica estende l’efficacia del
testamento biologico a tutti i casi in cui “è
accertato
(da un collegio medico) che il soggetto si trovi
nell’incapacità permanente di comprendere le
informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze e,
per questo motivo, di assumere le decisioni che lo
riguardano
”; in precedenza il progetto Calabrò
prevedeva che le dichiarazioni anticipate fossero efficaci solo per
i soggetti in stato vegetativo.

Lo stesso relatore ha collegato i due
emendamenti in modo assai sinistro: “…qui intendiamo
ampliare la platea, per cui le DAT sono valide per tutti coloro che
si troveranno incapaci di intendere e di volere. (…) Diverso
(dallo stato vegetativo) è il caso di pazienti in coma
traumatico, ischemico, che hanno fatto le DAT per i quali il
medico valuterà le condizioni di continuare idratazione e
alimentazione
. Si tratta dunque, di un punto di partenza
diverso, che non tutti hanno compreso”.

Temiamo di aver compreso: abbiamo innalzato il
numero dei pazienti – in un’altra intervista
l’on. Di Virgilio lo quantifica in 250.000 persone –
per i quali “il medico valuterà le condizioni di
continuare idratazione e alimentazione”.

E tutto – si guardi bene – a
prescindere dalla loro volontà, che manca del tutto
.
Sì, perché quella norma viene beffardamente inserita
nell’articolo che riguarda il testamento biologico –
l’autodeterminazione! – ma attribuisce il potere di
decidere al medico, magari in accordo con i rappresentanti legali
degli incapaci.

5. Come
già era stato fatto intendere in occasione
dell’approvazione al Senato, nel passaggio alla Camera

il
progetto Calabrò non poteva che essere
peggiorato
: e così
le altre modifiche approvate dalla Commissione non hanno scalfito
quei punti chiaramente indirizzati verso l’eutanasia che il
Manifesto Appello del Comitato Verità e Vita ha indicato:
mani legate ai
medici
, con il consenso preventivo scritto ad ogni
trattamento sanitario
; riconoscimento del potere dei tutori
e dei genitori di decidere sulla vita e la morte degli interdetti e
dei figli minori
; estensione del concetto di accanimento
terapeutico al di fuori del trattamento dei pazienti
terminali
.

Il quadro resta intatto: anzi, viene
ulteriormente peggiorato.

Pensare che, secondo il relatore, si tratta solo
di un punto di partenza

 

Giacomo Rocchi






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