In quell’articolo pubblicato sul numero 48 di Tempi si sostengono o non si sostengono tesi abortiste?

2007-12-6

La 194 è e rimane una legge gravemente ingiusta, che
consente l’aborto, lo promuove culturalmente e moralmente,
promuove l’eugenetica e diffonde la cultura
“pro-choice”.

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(vedi comunicati stampa n.
30
,
n.

29
,
n.

28
)





Viste alcune richieste di chiarimenti in seguito ai comunicati
precedenti, il Comitato Verità e Vita espone quanto
segue:



1. Per ragionare
onestamente e pacatamente bisogna togliere di mezzo, mettere fra
parentesi, le persone e il giudizio sulle persone. Qui non si
tratta di stabilire quanto è brava o quanto è cattiva
la professoressa Morresi. O quanto è bravo o cattivo Mario
Palmaro. Fra qualche decennio – se tutto va bene:
sennò anche prima – la Morresi e il Palmaro passeranno
a miglior vita, e verranno giudicati dall’Unico che ha titoli
per farlo. Speriamo bene per entrambi. Gli uomini passano. Quello
che non passa in questa scena del mondo è la questione di
che cosa sia vero, giusto e buono. E questa è faccenda molto
più grande e terribile delle Morresi e dei Palmaro.

2. Il punto allora
è: in quell’articolo pubblicato sul numero 48 di Tempi
si sostengono o non si sostengono tesi abortiste? La nostra
risposta – che riteniamo purtroppo inconfutabile –
è: sì, senza dubbio, quello è un articolo
abortista

3.
L’abortismo non consiste soltanto nel dire: “la donna
deve abortire obbligatoriamente”. Oppure:
“l’aborto è una bella cosa, una conquista di
civiltà”. Oppure: “abortire o non abortire
è la stessa cosa”. Queste tesi sono oscene, ma tutto
sommato anche piuttosto rare, e non solo oggi. Tutto il fronte
abortista degli anni Settanta, ad eccezione dei Radicali e di pochi
altri, sosteneva questa tesi: “noi siamo contro
l’aborto, che è una sconfitta della donna e della
società. Solo che dobbiamo regolamentarlo per sconfiggere
l’aborto clandestino”.

4. Purtroppo
– e sfidiamo chiunque dimostrare il contrario – questa tesi
coincide perfettamente con la tesi sostenuta nell’articolo di
Tempi. Che va a raggiungere così la compagnia di una Turco o
di una Meandri, di una Bindi o di un Bertinotti, non potrebbero che
essere concordi.

5.
L’abortismo in realtà più diffuso –
quello che Luigi Lombardi Vallari definiva in un suo scritto
mirabile del 1977 “abortismo umanitario” – è
quello fondato sulla libera scelta. Negli Stati Uniti non a caso
gli abortisti si chiamano “pro-choice”. La tesi
è che l’aborto è una questione da affidare alla
scelta della donna, sovrana sulla vita e sulla morte del proprio
figlio. La società però non deve lasciare sola la
donna stessa, ma deve offrirle tutto il supporto necessario per far
sì che, se ella lo desidera, si possa tenere il figlio.

6. Bene: questa
posizione è abortista al cento per cento. Intendiamoci:
consentirà operativamente di aiutare molte donne in
concreto, permetterà ai Centri di Aiuto alla Vita di salvare
esseri umani dall’aborto; e in questo senso, è una
posizione da “sfruttare” sul campo, perché anche
un solo innocente sottratto ai ferri del medico aborzionista
è un successo enorme.

7. Ma mentre si fa
questo, non si può tradire la verità e trasformare il
mostro in un principe azzurro: la 194 è e rimane
unalegge gravemente
ingiusta
, che consente l’aborto, lo promuove
culturalmente e moralmente, promuove l’eugenetica e diffonde
la cultura “pro-choice”. La 194 uccide. Tacere su
questa verità – o addirittura dire il contrario,
parlando di “buona legge”! – significa assumersi
una responsabilità diseducativa devastante.

8.
L’articolo pubblicato da Tempi è così zeppo di
tesi abortiste che non saprei davvero da dove cominciare. Un
esempio: l’autrice scrive che – dipendesse da lei
– vorrebbe una legge che consenta l’aborto “solo
nei casi di grave pericolo per la
salute
o per la vita della madre”. Ma questo
è clamoroso: perché fu proprio per consentire
l’aborto nel caso di “pericolo per la salute della
donna” che la Corte costituzionale nel 1975 introdusse
l’aborto legale, e che fu poi fatta la 194. Ma i pro life (e
con loro la Chiesa cattolica) non sono mai stati, non sono e non
potranno mai essere a favore del diritto di uccidere il proprio
figlio nel caso in cui esiste un pericolo per la salute della
donna. Soltanto il caso di pericolo
per la vita
della madre consente di applicare il
principio dello stato di necessità, e di escludere la
punibilità: così andavano le cose
nell’ordinamento italiano fino al 1975. Che poi questo
sarebbe oggi un risultato migliorativo della 194, non
v’è dubbio. Ma per applicare il numero 73 della
Evangelium vitae occorre prima chiarire oltre ogni dubbio e pubblicamente la
propria personale contrarietà alla legge ingiusta che si
intende emendare al meglio (o al meno peggio).

9. “Oggi non
esiste la possibilità concreta di abrogare la legge 194 e di
sostituirla con una legge giusta, che vieti totalmente questo
delitto”. Questa affermazione è un giudizio politico
di realtà, difficilmente confutabile.

10. “Oggi
noi non vogliamo cambiare la legge 194, perché è una
buona legge, che deve solo essere applicata nelle sue parti
migliori”. Questo è invece un giudizio di valore,
l’affermazione di un principio abortista. Noi di
Verità e Vita non potremo mai sottoscrivere una simile
menzogna, e ci batteremo sempre perché
l’iniquità costituita dalla legge 194 venga denunciata
senza tregua e senza quartiere.

11. Sapete
perché lo facciamo? Perché noi guardiamo in faccia
tutte le sere i nostri figli. E non vogliamo che crescano leggendo
stampa “cattolica” che insegna loro che la legge
sull’aborto è normale, è buona, che non
c’è niente da fare, e che basta applicarla bene. No.
Noi vogliamo per loro una sola piccola grande cosa: la
verità, tutta la verità. Cresceranno in mezzo a un
mondo che considera la legge sull’aborto normale? Lo
sappiamo. Ma loro non si faranno mai omologare – così
almeno speriamo – a questa orribile menzogna.

12. Ci spiace per
tutti coloro che alla verità antepongono l’amicizia
con le persone coinvolte; oppure “la strategia”; oppure
“la tattica”; oppure l’idea sussurrata
“sai, avete ragione, ma è meglio se non lo
dite.” Un’intera nazione provò a convincere
Tommaso Moro che sarebbe bastato un piccolo sì, e si sarebbe
salvato la testa. Noi, che continuiamo ad avere la testa al suo
posto, cioè sul collo, e a farla funzionare discretamente,
siamo disposti – come Tommaso – a perderla, se necessario.
Solo a quel punto, evidentemente, dovremo tacere. Ma altri
parleranno al nostro posto.



Mario Palmaro

Comitato Verità e Vita






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