Il dovere di difendere il diritto alla vita

Comunicato Stampa N. 73

L’inserto settimanale sulla bioetica “è vita” dell’organo ufficiale della Conferenza episcopale italiana ha pubblicato un commento sul caso Englaro. Il giurista T. Scandroglio spiega come in questo caso il reato segnalato alla Procura di Udine possa essere configurato a norma di legge.
Verità e Vita apprezza questi competenti chiarimenti. Fin dall’inizio, infatti, la sua azione si è ispirata alla argomentata opinione che la prospettiva della interruzione del trattamento di idratazione e alimentazione di Eluana Englaro poteva avere, se applicata, delle conseguenze giudiziarie.
Verità e Vita si è adoperata a far conoscere queste motivate convinzioni sia all’autorità giudiziaria – la Procura di Lecco – quando Eluana Englaro vi era ospitata, sia poi alla stessa Clinica di Udine; nella viva speranza che non si addivenisse ad una dolorosa e irreversibile azione.
Così, ha poi approvato il testo del decreto-legge del Governo. Nel tempo necessario per la sua eventuale conversione, infatti, esso non sarebbe venuto “a operare o a compromettere nessun diritto, mentre, in sua assenza, dei diritti avrebbero potuto essere compromessi”; ad esempio il diritto alla vita di Eluana Englaro, come argomentava il prof. Dalla Torre citato da Civiltà Cattolica ( n. 3808. Editoriale).
Alla morte di Eluana Englaro, in coerenza con questa linea, Verità e Vita ha preso la sofferta decisione di esporre la propria opinione sui fatti, con gli argomenti che la sostengono, alla Procura di Udine, che ha appunto il potere e la responsabilità di esprimere, sui fatti e le eventuali responsabilità, un giudizio.
Verità e Vita lo ha fatto nella convinzione che di fronte ad un gesto – “ non dare più il cibo e l’acqua ad una persona”, che lo stesso Presidente dei Vescovi italiani, in prima pagina su AVVENIRE del 7 febbraio, non ha saputo “chiamare se non “omicidio” – non è possibile far finta di niente. Si è voluto da qualcuno ironizzare sull’ “atto dovuto”. In realtà, in un caso come questo, non è tanto un ipotetico e problematico esercizio del potere sanzionatorio, bensì un giudizio pesato e obiettivo su tutti gli eventi di questo doloroso percorso, che è – a nostro avviso – “dovuto” alla coscienza civile. La coscienza del popolo, alla cui sovranità risale scelta e applicazione delle leggi. E’ in suo nome che il Parlamento è in questi giorni impegnato ad approvare una legge sulla fine della vita. Se, come appare ad oggi probabile, essa escludesse la possibilità di permettere ai medici di sospendere idratazione e alimentazione, la povera Eluana Englaro, come paventava la autorevole rivista dei Gesuiti, “sarebbe l’unica donna a morire per decisione delle autorità”.
Verità e Vita auspica che una vigorosa presa di coscienza del legislatore riesca a sconfiggere l’ostinato disegno di introdurre l’eutanasia nella legislazione italiana.

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