E’ possibile peggiorare la legge 194? Livia Turco tenta l’impossibile impresa

Comunicato Stampa N. 43

Il Ministro della Salute Livia Turco – in prorogatio per l’ordinaria amministrazione – non si arrende alla realtà. Una manciata di giorni la separano dall’abbandono definitivo del suo ruolo istituzionale, ma lei prosegue imperterrita il suo lavoro contro la vita. In queste ore Livia Turco tenta l’impossibile impresa di peggiorare gli effetti mortiferi della legge 194.
Il Comitato Verità e Vita denuncia questa condotta vergognosa di un Ministro sfiduciato dal Parlamento che caparbiamente vuole lasciare un marchio di morte prima di andarsene. Già nel nostro comunicato stampa numero 42 diffidavamo la Turco dal voler peggiorare le linee guida della legge 40, che dovrebbero caso mai essere migliorate in vista dei dichiarati ‘diritti’ del concepito.
Sappiamo benissimo che la legge 194 è gravemente ingiusta, poiché condanna a morte l’innocente, discrimina il nascituro a seconda della sua età e delle sue condizioni di salute. E’ insomma una legge disastrosa, una legge eugenetica, una legge da cancellare il prima possibile. Voler ulteriormente aggravare questo scenario è il segno di una pervicacia contro la vita innocente che lascia davvero sconcertati.
Nel testo della 194 esistono brandelli di articoli apparentemente favorevoli all’embrione; ma sono solo specchietti per le allodole. La realtà è una e una soltanto: la 194 ha provocato cinque milioni di morti innocenti. Il Ministro Turco propone una serie di interventi che erviranno solo a favorire l’aborto, e non certo a contenerlo: il potenziamento dei consultori, ad esempio. Noi sappiamo che spesso è nelle Regioni con la più alta presenza di consultori pubblici che si esegue il maggior numero di aborti. E’ in queste regioni che si diffonde a piene mani una prassi e una cultura contraccettiva, che è l’humus più favorevole alla diffusione dell’aborto come “rimedio” al fallimento contraccettivo.
Il Comitato Verità e Vita plaude, di conseguenza, alla decisione della Regione Lombardia , che in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni ha posto il suo veto all’iniziativa di stampo abortista del Ministro Turco.
Occorre smascherare le vere intenzioni di chi, come Livia Turco, lavora solo per affermare il diritto della donna all’autodeterminazione. Affermare di essere dalla parte della vita del nascituro, e nello stesso tempo impegnarsi per “la riduzione dei tempi di attesa” della procedura abortiva è una contraddizione che solo la totale perdita della ragione può tenere insieme.
Il Comitato Verità e vita ricorda al Ministro Turco che nel 1996 il Comitato nazionale di bioetica ha dichiarato che ‘il concepito è uno di noi’.
Rendere più “rapido” l’accesso all’aborto significa, dunque, rendere più rapida ed efficiente la catena che conduce alla uccisione di un essere umano innocente. Chi lavora per rendere più veloce una forma di omicidio legalizzato non è certamente un difensore della vita umana.
Per il Comitato Verità e Vita
Il Presidente
Mario Palmaro

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