“Uno di noi”: La verità taciuta.

Comunicato Stampa N. 138

IN QUESTO APPELLO SI DICHIARA LA DIGNITA’ DELL’EMBRIONE, MA SI ACCETTANO L’ABORTO E LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE
Da alcuni mesi il Movimento per la vita italiano ha lanciato una raccolta di firme negli Stati dell’ UE – “Uno di Noi” – che vuole affermare in ambito europeo alcuni diritti dell’embrione umano. Anche molte associazioni cattoliche hanno dato il loro sostegno a questa proposta. Il Comitato Verità e Vita, per altro sollecitato da molti attivisti pro life a prendere una posizione, vuole formulare in forma pubblica il suo giudizio, in coerenza con i principi di riferimento dell’Associazione.
Ogni iniziativa che promuova e tuteli la dignità e il diritto alla vita dell’embrione è da apprezzare. Ed è comprensibile che molte persone di buona volontà stiano attivandosi per raccogliere le firme per “Uno di noi”.
Tuttavia, faremmo torto al nostro compito se in questo caso dovessimo tacere la verità. E cioè che l’iniziativa “Uno di noi” presenta due gravi lacune: tace completamente intorno alla questione della produzione artificiale dell’embrione; e decide esplicitamente di non affrontare il tema della sua eliminazione attraverso l’aborto procurato.
Infatti, il testo dell’iniziativa recita che “l’embrione umano merita il rispetto della sua dignità e integrità” e che in coerenza con questa premessa “nei settori di sua competenza dove la vita dell’embrione umano è in gioco, l’UE deve introdurre un divieto e porre fine al finanziamento di attività presupponenti la distruzione di embrioni umani in particolare in tema  di ricerca, aiuto allo sviluppo e sanità pubblica.”
Come si vede, si dice una cosa vera e giusta. Ma il problema è che non si fa alcuna menzione della produzione in provetta di embrioni, che è oggi quantitativamente la prima, più clamorosa violazione  del diritto alla vita del concepito attuata su scala industriale e con l’avvallo delle leggi statali. Solo vietando la Fivet si tutelano davvero il diritto alla vita dell’embrione e la sua dignità.
Se l’embrione è veramente “Uno di Noi”, egli non deve essere prodotto come una cosa, vagliato come un oggetto da gettare se difettoso, congelato in azoto liquido come un alimento da conservare per essere mangiato, essere esposto all’altissima probabilità di morte a causa dell’artificialità della procedura.
Se l’embrione è veramente “Uno di Noi”, allora le leggi degli stati non devono ammettere l’aborto volontario. Ma il testo dell’appello “Uno di Noi” recita: “Lo scopo perseguito dall’iniziativa è limitato agli ambiti di competenza
dell’Unione Europea, dai quali è escluso l’aborto,  e non riguarda gli ambiti di competenza degli Stati Membri”. Insomma, l’aborto è questione che viene “messa fra parentesi”, con la motivazione che non è di competenza dell’Unione.
Anche se poi le autorità europee esercitano esplicite pressioni pro choice nei confronti degli stati – come ad esempio Irlanda e Ungheria – che sull’aborto non vogliono allinearsi all’abortismo globale e mondialista.
In sostanza, ci sembra necessario e opportuno che si parli chiaro su questa iniziativa, i cui obiettivi concreti non vanno molto al di là di chiedere il divieto di finanziare la produzione di embrioni finalizzata alla ricerca, e la distruzione intenzionale degli stessi.
Si può anche decidere per ragioni strategiche di sostenere una linea di basso profilo come questa, in base alla logica del “meglio che niente”. Ma se fecondazione in provetta e aborto volontario legale restano pienamente  legittimati, allora l’embrione NON E’ trattato veramente come Uno di noi.

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