Un’infermiera coraggiosa con le idee chiare

Un’infermiera coraggiosa con le idee chiare

Comunicato stampa 157

Il Comitato Verità e Vita manifesta pubblicamente la propria ammirazione e il proprio sostegno all’infermiera del Pronto Soccorso di Voghera.
L’episodio esploso sui media è emblematico: due ragazze, dopo un rapporto sessuale “non protetto”, si sono presentate al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Voghera chiedendo la “pillola del giorno dopo”; l’infermiera addetta al triage – che doveva classificare l’urgenza del caso con i quattro “colori” (rosso, giallo, verde e bianco) – ha colloquiato con loro invitandole a non proseguire. “Ho solo cercato di convincerle a rinunciare e a salvare così vite umane. L’ho fatto per motivi di coscienza, non religiosi”. L’infermiera ha richiamato anche il codice deontologico degli infermieri. “Diritto negato!”, molti hanno gridato scandalizzati! Ma l’infermiera, con la propria condotta, ha ricordato a tutti molte verità “scomode”:

  • Non si va al Pronto Soccorso per “esercitare un diritto”! Sul sito dell’Ospedale di Voghera (come di tutti gli ospedali) è specificato che il Pronto Soccorso deve “prestare cure immediate al paziente in gravi condizioni” e “fornire prestazioni urgenti che non possono essere erogate da altri operatori (medici di base, ambulatori ecc.)” e che “il Pronto Soccorso non garantisce prestazioni richieste come urgenza differibile (bollino verde)”.La prescrizione medica della “pillola del giorno dopo” non era nemmeno da “bollino verde”! Non era affatto urgente, visto che il preparato deve essere assunto entro 72 ore dal rapporto sessuale. L’infermiera ha garantito il buon funzionamento dell’ospedale e evitato un dispendio di denaro pubblico!
  • La pillola del giorno dopo somministrata dopo un rapporto sessuale agisce principalmente impedendo l’annidamento dell’embrione e provocando quindi un cripto-aborto.
  • Un’infermiera “ignorante” che non conosce la differenza tra contraccettivi e farmaci abortivi? Lo dice chi si fida ciecamente delle manovre delle case farmaceutiche, che hanno cercato di far credere che questo effetto – da tutti noto – non vi sia più: ma ogni professionista sanitario è chiamato all’attenzione e all’approfondimento delle questioni che affronta.
  • L’embrione, dal primo stadio di ovulo fecondato, è una vita umana che deve essere difesa, sempre!
  • Le persone che chiedono un intervento sanitario hanno diritto ad essere informate: e l’infermiera ha adempiuto a questo obbligo fondamentale, avvisando le due giovani che il preparato avrebbe potuto avere effetti abortivi.
  • I professionisti sanitari (medici, farmacisti e infermieri) non sono operatori “a comando”, ma devono agire con professionalità e nel rispetto della deontologia.Quale imbarazzo devono avere provocato le parole dell’infermiera, che ricordava a tutti che esiste un Codice deontologico che le impone di “rispettare la vita” (art. 3), di agire “secondo principi di equità e giustizia” (art. 4), di “rispettare i diritti fondamentali dell’uomo e i principi etici della professione” (art. 5) e di impegnarsi “a trovare la soluzione attraverso il dialogo” in caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche (art. 8)!

Vogliamo medici e infermieri rispettosi della vita dal concepimento e fedeli alla vera scienza e alla propria coscienza!

Circa l'autore