Seleziona Pagina

Se questa è una donna

2009-02-4

Ieri sera al TG1 abbiamo assistito al vertice di questa “danza
del male”

Clicca per Ingrandire


Clicca per Ingrandire

Lei è una donna. Una
donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo
mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la
notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuore batte
da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sorride e
altri nei quali forse socchiude gli occhi. Ma quanti sanno davvero
che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno
che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due
orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da
decubito? Che in diciassette anni non ha preso un
antibiotico?
“.

Così ha parlato Margherita Coletta, la vedova di un
carabiniere ucciso nell’attentato di Nassiriya (Iraq) il 12
novembre 2003, che negli ultimi mesi ha visitato più volte
Eluana Englaro nella clinica di Lecco dove era ricoverata da 15
anni e che ha intessuto un rapporto di amicizia con Beppino, il
padre di Eluana. Margherita Coletta ha parlato in una intervista
pubblicata da Avvenire oggi, 4 febbraio 2009, in in cui racconta la
sua esperienza con Beppino ed Eluana. Un’intervista tutta da
leggere, ma quelle parole citate all’inizio sono da meditare e
riproporre ovunque perché spezzano quel muro di ipocrisia e
malignità che un gruppo di sciacalli ha eretto intorno alla
famiglia Englaro, sfruttando il dolore di un padre evidentemente
disorientato: “Credo sia soprattutto lui in uno stato simile a
quello vegetativo”, ha detto di lui Margherita Coletta, con una
espressione di filiale affetto.

Ieri sera al TG1 abbiamo assistito al vertice di questa “danza
del male”, con l’intervista al primario anestesista della clinica
“La Quiete” di Udine, Amato Da Monte, l’uomo che ha coordinato la
“deportazione” di Eluana dalla
clinica della vita alla camera della morte
. Di notte;
l’habitat naturale del “principe delle tenebre”. Alla domanda della
giornalista che chiedeva sulla possibile sofferenza di Eluana, Da
Monte ha risposto: “Eluana è morta 17 anni fa”. Rileggiamo
quanto detto da Margherita Coletta: risulta al professor Da Monte
che le persone morte aprano gli occhi di giorno, sorridano, abbiano
il ciclo mestruale, respirino senza problema, abbiano il cuore che
batte autonomamente? E se è così convinto che Eluana sia
già morta, perché pensa di somministrarle dei sedativi
durante il procedimento di sospensione dell’alimentazione e
dell’idratazione?

Solo chi è morto dentro può capovolgere la realtà
fino a questo punto. E proprio lui aveva detto all’inizio
dell’intervista che vedendo Eluana per la prima volta si sentiva
“devastato”, perché era così diversa dalle foto che da
mesi scorrono in tv e sui giornali e che si riferiscono ad Eluana
prima dell’incidente. Certo che è molto diversa, così
come lo stesso dottor Da Monte è diverso rispetto a 17 anni
fa. E’ ciò che accade ai vivi: si cresce, si invecchia. Dei
morti, invece, dopo 17 anni restano soltanto le ossa. Ma per Da
Monte, Eluana è morta 17 anni fa.


La responsabilità di questa barbarie però, non si
può scaricare evidentemente sul solo dottor Da Monte. Egli
è soltanto l’immagine fedele di questa nostra società
composta di “morti che camminano”, incapaci di dare o almeno di
cercare un senso alla realtà, alla sofferenza come alla gioia,
al lavoro come al riposo, incapaci di essere uomini e donne. E’
l’immagine dei tanti sciacalli che si sono avventati su Eluana,
come prima avevano fatto con Welby, per imporre un’ideologia di
morte, a cominciare dai militanti del Partito radicale e i loro
avvocati che hanno spinto Beppino Englaro a portare fino in fondo
un atto che lo tormenterà fino alla fine dei suoi
giorni.

E’ l’immagine dei tanti Ponzio Pilato che affollano gli
scranni dei tribunali italiani – e non solo -, che davanti a una
evidente invasione di campo di qualche giudice militante, si
preoccupano soltanto di stabilire la legittimità formale delle
sentenze: la frase è corretta, l’inchiostro è giusto, si
proceda all’esecuzione. E ci si
permetta qui di correggere il presidente Napolitano, che ha
invocato subito una legge sul testamento biologico perché i
magistrati della Cassazione si sono inseriti in un vuoto
legislativo. Caro presidente, non c’era alcun vuoto legislativo in
Italia a proposito di eutanasia: essa è vietata, punto e
basta.
I giudici hanno compiuto un vero e proprio colpo di
mano, e l’unica legge buona sarà quella che impedirà ad
altri giudici di perseguire la stessa strada.

Tornando al discorso precedente, il dottor Da Monte è
anche l’immagine nauseante di tanti politici incapaci di chiamare
le cose con il loro nome e che si trincerano dietro il “rispetto
per il dolore della famiglia” per avallare un atto che segna la
condanna a morte, non di Eluana, ma dell’intera nostra società
di cui dovrebbero essere loro i primi difensori.

E’ infine anche una domanda su ciascuno di noi, se abbiamo fatto
tutto il possibile per affermare il Bene, per rispettare la vita di
Eluana e sostenere il padre Beppino nella sofferenza.

E’ vero comunque che in tutta
questa vicenda sono emersi anche segnali di speranza: abbiamo visto
una grande mobilitazione di persone comuni sdegnate per questa
barbarie, mobilitate nell’estremo tentativo di salvare Eluana.
Segno che la sensibilità per la vita non è morta nel
nostro popolo. E abbiamo visto anche dei politici fare il loro
possibile per fermare la deriva di questa società, a
cominciare dal ministro Sacconi e dal governatore della Lombardia
Formigoni.


Questo ci aiuta anche a vedere che la partita ancora non è
finita. Abbiamo ancora tutti la possibilità di fare
qualcosa.

Anzitutto pregare. Pregare perché il Signore apra il cuore a
Beppino Englaro, che lo faccia rinsavire e comprendere la
gravità del gesto che sta per compiere.

E poi fare pressione con tutti i mezzi possibili: manifestazioni,
ma anche lettere a giornali, tv. E soprattutto a coloro che stanno
per alzare la mano su Eluana: i responsabili della clinica La
Quiete e il Comune di Udine che ha fatto da ponte.

Per facilitarvi, ecco alcuni recapiti:


Clinica: 

indirizzo e-mail: segreteria@laquieteudine.it


Per il  telefono telefonare a: Ufficio Segreteria dell’Asp “La
Quiete”, la

responsabile dell’ufficio è la sig.ra Barbara Duriavig,
tel.  0432-8862216

oppure 0432-8862214, fax. 0432-26460



Comune:

indirizzo e-mail: urp@comune.udine.it

Fax: 0432 – 271355



Riccardo Cascioli






Circa l'autore