Ragioni di vita o propagande

Ragioni di vita o propagande

Ragioni di vita o Propagande?

Una panoramica sociologica

1 Agosto 2020

Giuliano Guzzo

Appare utile riflettere sui media e sulle propagande appare assai opportuna quest’anno – a 25 anni, da Evangelium Vitae – perché nel primo capitolo di quella straordinaria enciclica san Giovanni Paolo II, denunciata l’«oggettivacongiura contro la vita», osservò che non si può «negare che i mass media sono spesso complici di questa congiura, accreditando nell’opinione pubblica quella cultura che presenta il ricorso alla contraccezione, alla sterilizzazione, all’aborto e alla stessa eutanasia come segno di progresso e conquista di libertà, mentre dipinge come nemiche della libertà e del progresso le posizioni incondizionatamente a favore della vita» (n.17).
D’accordo ma
in che modo i media sono «complici» della congiura contro la vita? E soprattutto, hanno il potere di condizionare le nostre vite? Quesito centrale: perché se i media non possono essere in qualche modo pericolosi, la loro complicità nella congiura contro la vita diventa irrilevante. Ebbene, sì i media hanno un grande potere. Esempi storici:

  • RADIO: Orson Welles nell’ottobre 1938 recitò la Guerra dei mondi, annunciando l’arrivo degli alieni (gli americani di credettero)
  • TELEVISIONE: Uno studio di 35 pagine di alcuni studiosi di Harvard – mai pubblicato – ha osservato come una prolungata esposizione al tubo catodico comporti conseguenze esiziali quali scarso impegno pubblico, mancanza di socievolezza, impoverimento relazionale e maleducazione.
  • STAMPA: A Detroit un lungo sciopero della stampa di quasi 270 giorni fu associato al numero dei suicidi.

Congiura contro la vita OGGI: la NORMALIZZAZIONE

Non ci sono più numerosi contenuti morali particolarmente “rivoluzionari”, molti ormai stanno entrando o sono già entrati negli ordinamenti e, in definitiva, nella legge positiva. Oggi la missione dei mass media appare più che altro quella di normalizzazione dell’«oggettiva congiura contro la vita» di cui parlava Giovanni Paolo II, allo scopo ben preciso di far apparire “anormali” – medievali, cattivi, sadici – coloro che a siffatta normalizzazione si oppongono.

Come avviene questa normalizzazione?

► ABORTO: La normalizzazione mediatica dell’aborto passa attraverso cinema e serie Tv. Grazie al lavoro di Gretchen Sisson, una sociologa pro aborto dell’Università della California (ramo di San Francisco) che cataloga gli spettacoli in streaming, le pellicole e le serie tv statunitensi in cui si parla di aborto procurato, sappiamo che nel 2019-2020 – nell’ultimo anno e mezzo – di aborto i mass media Usa si sono occupati 47 volte, nella stragrande maggioranza delle quali (39) senza dare conto di alcun effetto collaterale. Così l’aborto procurato diventa un fatto normale, un intervento chirurgico appena più serio di una carie o di una operazione per rimuovere l’appendice.

► EUTANASIA: La normalizzazione mediatica della “dolce morte” passa attraverso alcune strategie:

– Il caso pietoso, volto a colpire emotivamente il cittadino e a far apparire l’aspirante suicida “uno di noi”;

– La neolingua, che porta a parlare di “dolce morte” anziché di omicidio del consenziente; di “diritto di morire” anziché di diritto di essere uccisi; di lotta contro le sofferenze anziché di disperazione davanti alla sofferenza, che è il vero tema rispetto al quale la cultura laica ha ben poco da dire.

Uso e abuso di sondaggi, che portano a presentare una posizione estrema come già consolidata nel panorama sociale.

► «DIRITTI» LGBT: La normalizzazione mediatica dei “diritti” Lgbt e dell’omosessualità – come per l’aborto – passa attraverso le serie tv. L’ultimo rapporto di GLAAD, organizzazione noprofit di attivismo Lgbt finalizzata nel promuovere i gay sui media, è stato diffuso nel novembre 2019.
Redatto esaminando 879 personaggi di decine e decine di serie tv, il rapporto ha messo in evidenza due cose:

  1. Oggi i personaggi Lgbt sul piccolo schermo sono il 10,2% del totale, e cioè più del doppio (4,5%: dati Gallup) di quanto non siano nella vita reale. E sono sempre di più (appena due anni fa erano il 6,5%…);
  2. Entro il 2025, scrive il report, «il 20% dei personaggi televisivi devono essere Lgbt»: uno su quattro!

Come reagire a questa normalizzazione?

  • Con coraggio: la sfida è durissima ed impari, ma l’odio e il nervosismo che spesso tradiscono i sostenitori della cultura dominante dimostra che è durissima anche per loro. C’è un popolo spesso silenzioso che non si fa indottrinare.
  • Con competenza: il miglior vaccino alla cattiva informazione è…essere informati. Saper entrare nel merito delle questioni, lasciando agli altri gli slogan, e facendo parlare la ragione.
  • Con fede: Mario Palmaro stesso, cui questi seminari sono dedicati, ricordava che in questa fase storica è fondamentale guareschianamente “salvare il seme”. Ecco, tutelarsi dalle propagande, smascherarle, è senza dubbio un modo per “salvare il seme”.

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