La ricerca del figlio perfetto, una sconfitta per la medicina

La ricerca del figlio perfetto, una sconfitta per la medicina

BACHECA DI BIOETICA 

Il Comitato Verità e Vita  propone alla vostra attenzione il testo che segue, ritenendolo di particolare interesse e di sicura pertinenza ai temi della difesa della vita. Il Comitato Verità e Vita ricorda che gli articoli, i brani tratti da blog e in generale tutti i documenti diffusi in questa rubrica non rappresentano in alcun modo una presa di posizione ufficiale del Comitato, e che inoltre i contenuti di tali documenti non necessariamente sono coerenti con le posizioni del Comitato. Dunque, tali documenti esprimono esclusivamente il punto di vista dell’autore, che risponde di quanto ha scritto e affermato.

Articolo tratto da La Nuova Bussola Quotidiana

Con l’avvio gratuito del Nipt in Emilia Romagna, una moltitudine di bambini sarà più facilmente sottoposta al setaccio genetico. All’undicesima settimana ognuno di noi è già ben impiantato nell’utero di sua madre, ma ciò non modifica la nostra dimensione di essere umano e di figlio sia nelle fasi precedenti che successive. Quale bambino non merita accoglienza?

La denuncia del rischio di aborto per tecnica diagnostica prenatale (amniocentesi, villocentesi) permette una sponsorizzazione del Nipt (Non invasive prenatal testing) quale metodica alternativa, non invasiva e scevra da rischi: ma le cose stanno veramente così? Scevra da rischi per chi?

Il 15 gennaio 2020, il Nipt test gratuito è stato avviato in Emilia Romagna. Una moltitudine di bambini sarà sempre più facilmente sottoposta al setaccio genetico. Chi può decidere chi sia degno di vivere? Quale bambino non merita accoglienza? Siamo giunti alla selezione della “razza” umana attraverso una diagnosi sempre più precoce, pensando così di risolvere prima ciò che viene definito “problema”.

Il bambino, il figlio prima della nascita, non ha la stessa dignità che dopo la nascita? Da una discriminazione di tipo sociologico che ha colpito molti uomini nel corso della storia, remota e prossima, si passa ad una discriminazione che riguarda l’essere umano in quanto persona, a seconda degli stadi di sviluppo corporeo. La dignità non è graduabile stadio per stadio, non la si può togliere o aggiungere a piacimento. Ma a me, sì proprio a me, tocca solamente riconoscerla come imperativo etico quale principio fondante la Pace universale.

All’undicesima settimana ognuno di noi è già ben impiantato nell’utero di sua madre, ma ciò non modifica la nostra dimensione di essere umano e di figlio sia nelle fasi precedenti che successive.

Diagnosticare per curare o per eliminare? Una diagnostica, dunque, che contribuisce ad elevare l’ansia materna perché al servizio del desiderio e della ricerca del feto perfetto. È questa la sconfitta della medicina di laboratorio che porta sul banco di lavoro una sempre più facile indicazione all’aborto, condannando a morte il bambino con disagio genetico. Ansia, indagini, rifiuto, morte, questa la nefasta escalation sull’altare dello scientismo.

Non mi soffermo sulle ripercussioni dell’aborto sulla madre, ampie le trattazioni scientifiche che dimostrano il tunnel che collega la depressione al suicidio nella fase post-aborto.

Un plauso di riconoscenza a quanti accolgono ogni vita umana. Numerose le testimonianze di famiglie felici per scelte ragionevoli, fatte nella dimensione di un’antropologia compiuta. Ciò rende capaci di un amore che si fa dono attraverso il sacrificio, di un amore che profuma le mura domestiche di gioia piena. Con la speranza che ogni sforzo medico non sia volto alla selezione umana ma all’accoglienza e alla cura. “Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica nell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore, allora esso non è un progresso ma una minaccia per l’uomo e per il mondo” (Benedetto XVI, Spe salvi).

* Biologa

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