La Corte Costituzionale italiana legittima la selezione eugenetica

La Corte Costituzionale italiana legittima la selezione  eugenetica

Comunicato Stampa n. 170

Con la sentenza n. 229 depositata ieri, la Corte Costituzionale ha proseguito nello smantellamento dei “paletti” virtuali della legge 40 del 2004: dopo aver permesso la sovrapproduzione di embrioni (sentenza n. 151 del 2009) e la fecondazione eterologa, affermando che esiste un “diritto al figlio” (sentenza n. 162 del 2014), la Corte, con la sentenza n. 96 del 2015, aveva riconosciuto il diritto delle coppie non sterili portatrici di patologie genetiche di accedere alla fecondazione extracorporea ed alla diagnosi genetica preimpianto, al fine di selezionare gli embrioni e trasferire in utero solo quelli sani.
La nuova pronuncia dichiara incostituzionale il divieto di “ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni” e la relativa sanzione (art. 13, comma 3, lett. b e comma 4 legge 40 del 2004): una condotta ritenuta dal legislatore assai grave, tanto da punirla con la reclusione da tre a nove anni e con la sospensione dall’esercizio di una professione sanitaria fino a tre anni. Ecco che, improvvisamente, una pratica che il Parlamento aveva vietato e sanzionato severamente, per i giudici costituzionali diventa lecita e non punibile.
La Corte richiama l’art. 6 della legge 194/1978 sull’aborto: la selezione sarà possibile per evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili di gravità pari a quella prevista dalla legge per l’aborto dopo i novanta giorni; ma, omettendo il riferimento al “grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”, la sentenza dà per scontato che il semplice timore che il figlio possa essere malato determini nella donna un grave pericolo per la salute fisica e psichica. Ma la letteratura medica e l’esperienza di tante donne dimostrano che le madri indotte ad abortire per una diagnosi di grave malformazione o malattia congenita del bambino spesso hanno sofferto per molti anni per la sindrome post abortiva, mentre altre, che hanno portato a termine la gravidanza hanno potuto amare i loro figli intensamente per tutto il tempo della loro vita, anche se breve, e ne portano sempre un lieto ricordo.
Evidentemente, l’esperienza diretta delle donne, delle coppie, delle famiglie non è importante per la Corte Costituzionale!
Anche se i giudici hanno ritenuto legittimo l’art. 14 della legge 40, che vieta la soppressione (sarebbe più corretto dire: l’uccisione) degli embrioni scartati per la mancanza di un interesse contrapposto di pari dignità, affermando che essi hanno una “dignità” (la Corte non ha, però, parlato di un diritto alla vita), dopo questa sentenza l’embrione è ancora di più un oggetto nelle mani dei medici e dei biologi, liberi di sottoporlo a diagnosi genetica pre impianto, di scartarlo se malato o non perfetto e di congelarlo, allo scopo di soddisfare il desiderio dei committenti che vogliono “un figlio ad ogni costo … e sano”.
Questo avviene in uno Stato democratico, che ogni anno ci invita a non dimenticare gli orrori del nazismo; ma questa sentenza non fa altro che legittimare ciò che i nazisti fecero: la selezione degli uomini, la discriminazione tra sani e malati. Contro il principio di uguaglianza di tutti gli esseri umani, si stabilisce che gli embrioni malati si possono scartare e sospendere a tempo indeterminato nel gelo!
    Aumenterà ancora il numero degli embrioni sacrificati sull’altare della “medicina dei desideri” già molto alto e superiore a quello degli aborti volontari (ben 143.770 nel 2013) e di quelli crioconservati a tempo indeterminato (già 22.143 nel 2013); di essi difficilmente rimarrà traccia nelle relazioni annuali del Ministro della Salute, cosicché ci si illuderà che la dilagante selezione eugenetica non esiste.
    Questa sentenza – che non può che procurare sofferenza a tutte le persone interessate al destino degli uomini e della civiltà – purtroppo non sorprende.
Fin da quando si iniziò a discutere di regolamentare la fecondazione artificiale umana, molte persone di buona volontà ne avevano denunciato l’ideologia, che è intimamente eugenetica (ricordiamo la frase di Jerome Lejeune, grande scienziato e perfetto conoscitore della logica della fecondazione artificiale: “Vorrei vedere in faccia quel fecondatore disposto a consegnare un bambino handicappato!“), come oggi la nostra Corte Costituzionale proclama pubblicamente.
L’unica strada era quella di vietare ogni pratica di fecondazione extracorporea: il Comitato Verità e Vita nacque proprio per ribadire la natura gravemente ingiusta della legge 40 del 2004 che, autorizzando espressamente queste pratiche antiumane, aprì una breccia che, inevitabilmente, ha fatto crollare ogni “paletto” posto; e così, come l’uccisione del concepito tramite l’aborto volontario è del tutto libera, nonostante la legge 194 del 1978 finga di porre dei limiti, allo stesso modo gli “specialisti” della fecondazione artificiale fanno oggi – con i soldi pubblici e con il sigillo dello Stato! – quello che già facevano in passato.
Continueremo a proclamare la verità su queste leggi, che hanno contribuito a rendere la nostra società più povera, più individualista, più utilitarista, più egoista ed edonista e meno felice.

Circa l'autore