La Corte Costituzionale e i sedicenti “Paletti”: Follie già viste

La Corte Costituzionale e i sedicenti “Paletti”: Follie già viste

2019-11-24

Comunicato Stampa 218

La motivazione depositata dalla Corte Costituzionale sulla sentenza nel caso Cappato – Antoniani conferma i peggiori timori di quanti, all’indomani della sciagurata ordinanza del settembre 2018, avevano denunciato una grave minaccia per la tutela giuridica del debole ed un violento attentato alla dignità della classe medica. Si deve registrare che, nonostante i numerosi caveat di associazioni laiche e cattoliche a difesa della vita e dei medici nella loro pressoché totalità, la Corte ha indicato la strada della disponibilità della vita umana definendo con chiarezza come “indegna” la condizione dei disabili gravi.
Non possono recare alcun conforto gli apparenti “paletti” che la sentenza disegna, in quanto facilmente eludibili e non verificabili a posteriori, fermo restando il dato oggettivo che, quand’anche fosse possibile accertare arbitri e illegalità nelle procedure, l’esito sarebbe sempre e comunque il decesso provocato di una persona gravemente vulnerabile. I “paletti” suddetti non possono recare alcun conforto anche perché la Corte, nel suo ragionamento, ha poggiato saldamente sulla Legge 219/2017, estendendola agevolmente al caso del malato non terminale ma gravemente disabile o affetto da sofferenza psichica: ecco confermato quindi che il testamento biologico non è affatto un limite all’illegalità ma, all’opposto, il presupposto per nuove e ancor più odiose aberrazioni a danno dei più deboli.
Da ultimo, un’annotazione di carattere più generale ma ugualmente preoccupante: nel comunicato stampa annesso alla motivazione, la Corte ha rivendicato un inedito ruolo di supplenza del Parlamento quando sia in gioco la tutela di diritti fondamentali della persona, dando così per implicito non solo che esista un vero e proprio diritto al suicidio (il cui necessario corollario è il dovere all’omicidio) ma soprattutto di essere essa stessa unico arbitro delle situazioni in cui le sarebbe permesso intervenire. In altri termini, la Corte non solo ha affermato il proprio diritto di sostituire il Parlamento, ma anche di decidere quando e come farlo, in una inaudita e pericolosissima esondazione di competenze e giurisdizione che di fatto consegna l’ordinamento a quindici persone: tanti sono i giudici della Corte costituzionale.
Questa sentenza è l’ennesima conferma che ogni volta che si vogliono legittimare attentati contro la vita umana bisogna necessariamente far saltare non solo la gerarchia dei valori ma anche gli equilibri tra le istituzioni come il Diritto e la Costituzione li concepiscono. Con la sentenza 242/2019 la Corte Costituzionale attenta non solo alla vita dei più deboli, ma all’assetto dello Stato come è disegnato dalla Costituzione, in un’operazione inedita e contro natura.
Il Comitato Verità e Vita, riservando ad altra sede annotazioni e considerazioni specifiche sui diversi punti della motivazione del provvedimento, esprime la più ferma censura contro una decisione pericolosissima e senza precedenti, il cui impatto sull’esistenza di migliaia di disabili e sul nostro stesso ordinamento avrà conseguenza devastanti e portata incalcolabile: l’impegno del giurista e del medico è proteggere i più deboli e non coniare o assecondare categorie assurde e in sé stesse violente come il diritto al suicidio.

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