In ricordo di Giuseppe

2012-02-3

Esattamente un anno fa, il 3 febbraio 2011, moriva a Casale
Monferrato Giuseppe Garrone, indimenticabile protagonista di mille
battaglie pro life in Italia

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Esattamente
un  anno fa, il 3 febbraio 2011, moriva a Casale Monferrato
Giuseppe Garrone, indimenticabile protagonista di mille battaglie
pro life in Italia, impegnato da tempo nel Movimento per la vita
italiano, sia a livello locale che nazionale, e fondatore del
comitato Verità e Vita. Elena Baldini, che ha lavorato a lungo
accanto a lui, lo racconta in questo toccante ricordo.



È trascorso ormai un anno da quando Giuseppe è partito
per la Casa del Padre. Erano le 19:00 del venerdì 3 febbraio,
e noi eravamo indaffarati a sistemare le primule per
l’imminente Giornata per la Vita. Ma non c’era la
solita atmosfera festosa della circostanza. Si lavorava quasi in
punta di piedi, perché sapevamo che l’amico ci stava
lasciando.

E così vogliamo ricordarlo: un vero giovane aperto alla vita e
pronto a dare e fare di tutto pur di salvarne anche una sola.
Disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte, quando si
trattava di convincere una mamma e un papà a non uccidere la
propria creatura.

Giovane aperto a tutte le ispirazioni che lo Spirito gli suggeriva.
Come quando gli venne l’idea di un telefono
‘verde’ a servizio della vita nascente. A quei tempi
non c’erano tutti i telefonini di adesso ed era tecnicamente
impossibile attivare un numero verde su un portatile. Ma
–diceva lui – “si deve fare, quindi si può
fare!” e ci riuscì. Conserviamo ancora con orgoglio quel
telefono portatile, che pesa più di due chili e bisognava
portarlo a tracolla! Eppure, dal 24 dicembre 1992 ad oggi, non si
possono contare i bambini salvati grazie a SOS Vita.

E poi la riattivazione dell’antica ruota degli esposti, che
nella rivisitazione di Giuseppe diventò il “cassonetto
per la vita”, negli anni in cui si moltiplicavano le cronache
di neonati ritrovati tra l’immondizia. Da allora queste
‘ruote’ si sono moltiplicate in tutta Italia, come
sfida culturale ad una società che rifiuta i propri
figli.

E Poi il “Progetto Gemma”, ideato insieme agli amici
Mario Paolo Rocchi, Francesco Migliori e Silvio Ghielmi.

Anche questo sembrava un’utopia, ma ha dato frutti
innumerevoli di vite salvate dall’aborto, di
solidarietà, di una cultura per la vita che pian piano affonda
le sue radici in tanti cuori.

Altri si sono appropriati di questi tre progetti, fino a vantarne
la paternità e spesso stravolgerne le finalità: Giuseppe
ne ha sofferto amaramente, ma ha saputo alla fine gettarsi ancora
nel Cuore di Dio e trovare in Lui la forza di continuare a servire
la vita.

Con la sua incredibile fede nella Provvidenza, ha deciso di
acquistare la sede dove opera il Movimento per la Vita di Casale,
pezzo dopo pezzo, e ristrutturarla in vista del futuro. Così
è nata anche la Casa di Accoglienza, intitolata a “Maria
Buzzi”, e il micro-asilo dedicato al vescovo Mons. Germano
Zaccheo, divenuto con gli anni suo intimo amico e alleato nella
battaglia per la vita.

Trascorreva qui in sede tutto il tempo che poteva, a volte fino a
trascurare la famiglia, consapevole del fatto “che ci
troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e
il bene, la morte e la vita, la cultura della morte e la cultura
della vita. Ci troviamo non solo di fronte, ma necessariamente in
mezzo a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con
l’ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente
a favore della vita” (EV 28).

E Giuseppe ci si buttava a capofitto in quel
‘mezzo’.

Per me che ho avuto il privilegio di lavorare tutti i giorni con
lui per 10 anni, quel suo buttarsi è un ricordo grato. Certo,
le sue modalità a volte spaventavano, a volte allontanavano.
Ma solo standogli vicino giorno dopo giorno si poteva capire il
fuoco che lo animava e l’incredibile candore del suo
animo.

Lui, così impulsivo fino, a volte, all’arroganza, sapeva
essere di una delicatezza incredibile nei colloqui personali con le
mamme in difficoltà: con fermezza e dolcezza insieme riusciva
quasi sempre nell’intento di salvare la vita del
piccolo.

Ma non lottava solo per prevenire l’aborto. Ben presto si
rese conto della terribile sofferenza in cui cadono le donne che
hanno abortito, e capì che doveva prendersi cura anche di
loro. Un’altra idea, un altro progetto: la Fraternità
Rachele. Questa Fraternità è ancora oggi una realtà
in embrione, ma quante mamme cadute nella disperazione per
l’aborto hanno ritrovato la forza di vivere grazie
all’accompagnamento tenace e forte di Giuseppe, alle sue ore
spese al telefono in colloqui quasi da confessionale. La sua idea
di spingere alcune di loro a testimoniare per scritto
l’esperienza devastante dell’aborto, si è
trasformata in un libro che avuto larghissima diffusione, e che ha
aiutato tantissime altre mamme.

Giuseppe, è impossibile ricordare tutto e raccontare tutto.
Inesauribile, ribelle alle regole, ribelle soprattutto ad ogni
forma di compromesso sulla difesa della vita.

Giuseppe, giovane aperto alla vita, hai aperto il cuore anche alla
malattia che, dapprima subdola e nascosta, ti ha poi aggredito con
violenza improvvisa, stroncando quasi di colpo la tua incredibile
energie, ma lasciando intatto il tuo cuore bambino, abbandonato con
fiducia alle cure del Padre Celeste e dei tuoi familiari,
accogliendo chiunque venisse a trovarti, amici e nemici, riservando
a tutti lo stesso sorriso. Aperto alla vita sino alla fine, ti sei
abbandonato anche alla morte, sicuro che oltre….
c’è la Vita.




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