Il nuovo corso

2008-01-13

Dopo aver confermata in ogni modo la legge 40, oggi ci si veda
costretti a sdoganare la 194

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Marina Corradi scrive, martedì 8/1, sull’editoriale
di Avvenire, sul discorso rivolto dal Papa ai rappresentanti del
corpo diplomatico e sui voti che Sua Santità formula
affinché la moratoria alla pena di morte stimoli la
riflessione sul carattere sacro della vita. Un bell’articolo,
messo giù con il cuore e la perizia che abitualmente la
contraddistinguono

Ma c’è un suo commento che inquieta non poco e che
evidentemente rispecchia, data la posizione, la linea di Avvenire
stesso.

Scrive infatti la Corradi: “ …. l’accento posto da
Benedetto XVI va innanzi tutto sul piano culturale. Più
sull’apertura a un nuovo sguardo che a battaglie politiche
contro una legge (la 194) che resta sostanzialmente iniqua, per le
quali , oggi in Italia, non paiono esserci le condizioni; battaglie
che invece – ciò che alcuni pro life non colgono subito -
potrebbero schiudere la porta a gravi derive sul fronte ampio della
legislazione in materie bioetiche”.

Questi ingenui pro-life che non colgono al volo
l’inutilità di certe battaglie rischiose e
controproducenti rispetto ad altri temi di bioetica non sono forse
quelli di Verità e Vita i quali, affiancati da uno sparuto
drappello, si affannano in questi giorni a contestare la ventata di
revisionismo che ha investito da un po’ di tempo la legge
194, per il quale la legge deve solo essere applicata, non ha
bisogno che di un tagliando, non deve essere violata
dall’introduzione della RU 486 e infine “ non prevede
nessuna libera scelta in materia (di aborto) né tantomeno
configura un diritto di aborto” (Della Torre, Avvenire 9/1)
?

Non siamo forse rimasti solo noi di Verità e Vita ad
affermare che sì, si possono fare tutte le modifiche
possibili, tutti i tagliandi opportuni, avendo ben chiaro, e non
smettendo di proclamarlo a gran voce, che la legge 194 è
gravemente ingiusta perché stabilisce un vero e proprio
diritto di aborto, dell’uccisione cioè
dell’innocente (sfido chiunque, ginecologo, operatore del
consultorio, giurista, marito o padre del concepito o altro, a
impedire a una donna, che lo voglia, di abortire legalmente)e che
l’obiettivo per tutti gli uomini di buona volontà
rimane, se si vuol realmente por fine alla strage e salvaguardare
lo Stato di diritto, quello di sostituirla con una legge totalmente
rispettosa della vita umana nascente.

Ma ci spiega anche con chiarezza, il breve inciso della Corradi,
perché oggi la 194 sia diventata, anche per chi
trent’anni fa l’ha contrastata duramente in quanto
ingiusta, una legge per la quale non conviene più fare
battaglie.

Lo stesso Movimento per la Vita ha ormai definitivamente optato per
questa strada. Nell’editoriale dell’ultimo Sì
alla Vita il suo presidente è alla ricerca di una terza via
tra quella “massimale” di “cancellare o
capovolgere la legge senza prendere in considerazione le grandi
oggettive difficoltà che si frappongono tra la grande
difficoltà e l’obiettivo da raggiungere “ e che,
a parer suo, “impedisce di fatto correzioni di rotta , magari
modeste ma possibili” e quella “minimale” della
correzione alla gestione della legge. E che cosa propone il
presidente del Movimento per la Vita? “La rinuncia al divieto
penale con la conseguente scommessa sulla capacità della
mente e del cuore della donna di difendere il diritto del figlio,
se la società tutta intera condivide la sue
difficoltà” e “il riconoscimento limpido e
formale del diritto alla vita di ogni essere umano fin dal
concepimento”. Che il Casini non si sia accorto che sono
trent’anni che la legge ha rinunciato al divieto penale? E
che la scommessa che la donna riesca a salvare il bambino si vince
generalmente quando si presentano per essa difficoltà
condivisibili, perlopiù di tipo economico, ma che esiste
anche quell’aborto “culturale” per il quale non
c’è santo che tenga e del quale lo stesso Movimento
per la Vita ha dato – ma erano altri tempi – ampio e documentato
riscontro in un rapporto al Parlamento?



Quanto al riconoscimento “limpido e formale del diritto alla
vita di ogni essere umano fin dal concepimento” occorre
rilevare che nell’altra legge in cui questo riconoscimento
è affermato, la legge 40 sulla procreazione artificiale,
tale diritto appare ampiamente violato e disatteso non solo dalla
prassi consentita e regolamentata dalla stessa legge, ma anche
dalle violazioni della stessa, autorizzate da magistrati, come
dimostrano le recenti vicende.

Il breve inciso della Corradi, si diceva, ci spiega il motivo per
cui le battaglie per la 194 risulterebbero controproducenti e
rischiose “sul fronte ampio delle legislazioni in materie
bioetiche”. Che non può non essere che quello della
legge 40. E allora, barattiamo l’una con l’altra: non
toccateci la 40, voi laicisti, e noi non faremo battaglie contro la
194.

E poi, come si può fare battaglie contro la legge 194 e
continuare a considerare la legge 40, che ripetutamente richiama e
conferma la 194 e che è altrettanto lesiva del diritto alla
vita, una buona legge, una vittoria dei pro-life?

Un insopprimibile principio di coerenza vuole che, proposta,
approvata, confermata in ogni modo la legge 40, oggi ci si veda
costretti a sdoganare la 194, diventata perciò una legge
soltanto da applicare. Come ci vanno dicendo da qualche tempo
personaggi assurti al rango di autorevoli editorialisti di
autorevoli giornali cattolici.

“L’avevamo previsto” potremmo affermare adesso
noi di Verità e Vita. Ma è di cattivo gusto e non lo
diciamo.


Marisa Orecchia






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