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27 Luglio 2017

Eutanasia eugenetica di Stato all'inglese: i più forti (medici e giudici) decidono contro la volontà dei genitori che per il bene di Charlie GARD è meglio che muoia

Comunicato Stampa 193

 Nella vicenda di Charlie Gard, che sta per concludersi nel più tragico e doloroso dei modi si verifica qualcosa di molto strano: un ospedale fa ricorso ai giudici per impedire ai genitori di trasferire il proprio figlio in un ospedale in cui é possibile sottoporlo ad una terapia sperimentale, la sola che in questa situazione poteva offrire al piccolo Charlie qualche possibilità di cura!
Strano perché fino ad oggi i medici hanno fatto ricorso alla Magistratura solo per poter curare i figli quando i genitori impedivano loro di farlo.
Il lungo tempo trascorso, circa sei mesi - metà della stessa vita di Charlie - tra la prima richiesta dei genitori e l’accettazione del consulto con gli esperti, non hanno sicuramente giocato a favore di Charlie, costretto a lottare non solo con la sua rara malattia ma soprattutto con i rimpalli di tecnocrati che hanno voluto imporre le loro scelte ed accusare anche chi la pensa diversamente da loro di scarsa obiettività e di interessi economici personali.
Sia giudici dell'Alta Corte londinese che medici e dirigenti dell'ospedale (in cui Charlie Gard è trattenuto contro la volontà dei genitori)  hanno voluto cocciutamente far prevalere le loro egoistiche professionalità e convinzioni ideologiche: di fronte alla gravità della situazione bisognava mettere in atto ogni procedura, anche sperimentale,  
Avere una malattia fino ad oggi inguaribile non significa che chi ne è affetto diventi automaticamente incurabile, per cui la cosa migliore è affrettarne la dolce morte ricorrendo ad una sedazione profonda-terminale e sospendendo un supporto vitale qual è la respirazione artificiale, che serve a fornire ossigeno      - sia in ospedale che a casa – a centinaia di migliaia di persone che non non possono procurarselo spontaneamente sia in Inghilterra che nel resto mondo.
La sospensione dei supporti vitali (idratazione, alimentazione, respirazione artificiale) è un grave errore, sia dal punto di vista etico che deontologico, è la negazione del compito proprio del medico. Nel caso di Charlie la respirazione artificiale non può essere considerata accanimento terapeutico – come il professore editorialista di Avvenire stamattina ha asserito ad Unomattina estate – perché senza creare pesanti aggravi sta efficacemente svolgendo la sua normale funzione di assicurare l’ossigenazione al piccolo paziente, che “Il team americano e italiano era ancora disponibile a curare Charlie dopo aver visto la risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma effettuati la scorsa settimana. Non è cerebralmente morto (e mai lo è stato). Ancora ci risponde, perfino adesso”, ed il cui cuore pulsa regolarmente ed i cui polmoni con l’apporto dell’ossigeno continuano a svolgere la loro naturale funzione.
                  Purtroppo ciò che abbiamo ripetutamente denunciato in altri nostri comunicati e riflessioni sulle dat, cioè che i medici hanno il potere di influenzare negativamente i genitori sulle scelte terapeutiche per i loro figli presentando solo gli aspetti negativi della situazione clinica senza tenere conto della loro dignità di persona e del loro diritto a vivere nonostante le loro disabilità, si è verificato puntualmente nei genitori di Charlie!  La linea eugenetica, che riconosce il diritto di vivere solo a chi ha tutti i canoni dell’efficienza e della produttività, ha prevalso “Si è considerato che i muscoli di Charlie si sono deteriorati fino a un punto che è fondamentalmente irreversibile e, qualora il trattamento funzionasse, la sua qualità della vita non sarebbe quella che vorremmo per il nostro prezioso piccolo bambino. Entrambi hanno concordato che il trattamento sarebbe dovuto iniziare molto prima”.
                  Se verrà sospesa la ventilazione artificiale Charlie Gard morirà non a causa della sua rara malattia genetica, ma perché dispoticamente i medici ed i giudici l’hanno privato del supporto vitale indispensabile a lui come ad ogni uomo vivente sulla Terra.

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